Lombardia, il business dei data center

Lombardia, il business dei data center

Cubi di cemento nel mezzo della Pianura Padana. Ettari di terreno occupati dai server. Questa è la fotografia plastica del business dei data center: un settore che ad oggi produce miliardi di euro e i cui prospetti economici prevedono una crescita nel prossimo futuro. Ma il nuovo mercato che si sta sviluppando sul suolo lombardo porta con sé anche un uso sregolato delle risorse idriche, agevolazioni per costruzioni che influenzano il consumo di suolo e un sovraccarico delle reti elettriche. È questa la nuova faccia dello sviluppo economico e ambientale per la pianura Padana?

di Riccardo Sacchi

 

«L’intelligenza artificiale sarà una delle tecnologie più importanti mai create dall’umanità». Questa è ormai una formula ricorrente utilizzata da Sam Altman (Ceo di OpenAI) in relazione al futuro di Chatgpt e il dibattito su Agi. Ancora più significativa è la portata della sua applicazione nel mondo intero immaginato dal creatore dell’IA più conosciuta al mondo: «cambierà la società intera». Senza predire un futuro lontano, nella realtà odierna questa tecnologia sta già modificando il nostro modo di vivere, apprendere e svilupparci come società. A livello pratico, ciò si traduce in nuovi investimenti, nuove infrastrutture e, quindi, nuove regolamentazioni. È ciò che rende possibile questo cambiamento.

La crescita dell’intelligenza artificiale comporta infatti esigenze molto concrete, prima fra tutte quella di una potenza di calcolo sempre maggiore. È qui che entrano in gioco i data center, infrastrutture fondamentali che costituiscono la base fisica su cui si regge l’intero ecosistema digitale. Questi luoghi ospitano computer, server e sistemi di rete usati per conservare, elaborare e distribuire dati e servizi digitali ad alta capienza e a un’impressionante velocità operativa. Ciò permette agli utenti di avere sempre e costantemente le informazioni desiderate o ricercate, e i propri dati personali (chat, file, video, foto) a portata di mano. Al tempo stesso permettono di immagazzinare, analizzare e sviluppare risposte per i fruitori dell’intelligenza artificiale generativa, garantendo appunto la funzionalità che la rende in grado di essere, riprendendo Altman, «una delle tecnologie più importanti mai create dall’umanità». Ma a quale costo?

Una volta era l’agricoltura, poi l’industria, ora il web

La Lombardia è il cuore pulsante dell’infrastruttura digitale italiana, ospitando circa 67 dei 168 data center nazionali. I dati riportati sono del 2024 – i più utilizzati nei canali di informazione – e fanno da quadro a un settore che negli ultimi due anni ha visto emergere alcuni elementi interessanti: secondo dati Terna riportati da Reuters, le richieste di connessione elettrica per nuovi data center in Italia sono aumentate fortemente nel 2025, segno che molte nuove strutture sono in fase di sviluppo o autorizzazione; la Lombardia concentra circa il 63% delle richieste di nuovi data center del Paese, confermandosi, nell’analisi di Open, la principale regione interessata dal fenomeno.

Un primato che all’ente regionale fa molta gola. Il 28 aprile 2026 il Pirellone ha pubblicato un articolo informativo indicando la Lombardia come il centro della crescita digitale e quindi, di conseguenza della “corsa ai data center”. La connessione tra le due cose non è immediata; spesso la crescita digitale viene associata naturalmente ad un comparto industriale tecnologico specializzato nella digitalizzazione. Sebbene la Lombardia ospiti il più importante ecosistema italiano nel settore ICT e dell’innovazione tecnologica (oltre 28.000 imprese IT/ICT, circa il 22% del totale nazionale – portale istituzionale Invest in Lombardy), il primato rivendicato riguarda soprattutto la dimensione infrastrutturale della digitalizzazione.

La Lombardia primeggia infatti per la concentrazione di infrastrutture fisiche destinate alla…

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