Cop30: la lotta al clima slitta ancora

Cop30: la lotta al clima slitta ancora

La Conferenza sul clima delle Nazioni Unite del 2025 era iniziata con l’obiettivo di creare una roadmap per “superare la dipendenza dai combustibili fossili e fermare la deforestazione”. I 12 giorni che sono seguiti hanno invece mostrato come la Cop abbia ancora difficoltà a fare una sintesi della complessità internazionale. Il risultato è un documento finale che WWF Italia ha definito «una serie di azioni modeste». In definitiva, azioni “al ribasso” che fanno girare le lancette dell’orologio climatico sempre più veloce

di Riccardo Sacchi

 

10 novembre 2025, Belém – Siamo al confine geopolitico e climatico del mondo. Il margine della foresta amazzonica non è solo una demarcazione concreta tra natura e società: rappresenta un simbolo. Tanto oggetto di discussione retorica, la foresta tropicale che negli anni è stata definita “il polmone verde del pianeta” è sempre stata tenuta fuori dai circuiti politici dove si prendono le decisioni cardine sul clima. Dopo 10 anni dalla Cop21 di Parigi, il presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva ha voluto portare scienziati e leader del mondo a vedere con i propri occhi quella sterminata distesa verde. Non tanto per la sua bellezza ma soprattutto per mostrare concretamente le irreversibili conseguenze del cambiamento climatico e per evidenziare come l’Amazzonia sia parte essenziale della soluzione.

Proprio a Belém, nello stato del Parà, dove le temperature sono aumentate di 1,5 gradi e si alternano sempre più frequentemente fenomeni di siccità e aridizzazione, si è tenuta la Conferenza sul clima delle Nazioni Unite (Cop30): l’appuntamento più divisivo dell’intero panorama politico internazionale e con sfide globali ancora aperte, dove il mondo è tornato per 12 giorni a misurare le proprie ambizioni sul clima.

Diario di viaggio: un inizio “propositivo”

WWF Italia ha guardato la Cop30 con grandi aspettative: «sono quattro gli obiettivi che per noi, ad oggi e per il futuro, sono fondamentali» spiega ai nostri microfoni Mariagrazia Midulla, Responsabile clima ed energia della più grande organizzazione mondiale per la conservazione della natura. I riflettori, come scrive WWF Italia in una nota pubblicata il 10 novembre 2025, sono puntati in particolare sui Paesi G20 – Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, India, Indonesia, Francia, Germania, Giappone, Italia, Messico, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, Sudafrica e Turchia – che contribuiscono per circa l’80% alle emissioni globali di gas serra e, ad oggi, hanno piani climatici nazionali molto blandi.

«Bisogna sicuramente rendere concreta la transizione fuori dai combustibili fossili», spiega Midulla come primo obiettivo fondamentale. Il tema della decarbonizzazione è uno degli item di cui la Cop30 si è occupata di più. Per WWF l’uscita dai combustibili fossili è fondamentale e può passare solo attraverso un «vero e proprio piano, con tappe ben definite». Il retroscena del tema della decarbonizzazione, spiega la Responsabile WWF, trova le sue basi nella Cop28 a Dubai: «quanto approvato è rimasto appunto una petizione di principio, benché molto importante, perché era la prima volta che la Cop dichiarava esattamente di voler transitare fuori dai combustibili fossili». Per questo, oggi servono azioni concrete.

Il secondo obiettivo del WWF, strettamente collegato al primo, è «triplicare l’energia prodotta da fonti rinnovabili e raddoppiare l’efficienza e risparmio energetico». Un percorso, quello della transizione energetica verso le rinnovabili e l’efficienza energetica, già recepito dagli Stati dopo la Cop28; ma in modo molto blando: «[…] siamo lontani, bisogna assolutamente fare in modo che gli impegni diventino più stringenti e ovviamente riguardino tutti», spiega Midulla.

«Il terzo obiettivo è quello delle foreste…

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