Artico, il prezzo del progresso

Artico, il prezzo del progresso

Ghiacci in ritirata, nuove rotte navali e tensioni geopolitiche. L’Artico si scioglie sotto il peso di un pianeta incatenato alla produzione. Lo aveva già spiegato Marx ma oggi lo vediamo davanti ai nostri occhi: la crisi ecologica non è un errore o un “incidente” del progresso ma conseguenza diretta di un sistema economico basato sulla crescita infinita e sullo sfruttamento illimitato delle risorse naturali in un mondo che ha dei limiti fisici ben precisi

Mosca, 27 marzo 2025 – La Russia è preoccupata: «I Paesi della Nato in generale stanno sempre più designando l’estremo nord come trampolino di lancio per possibili conflitti, praticando l’uso delle truppe in queste condizioni, anche da parte delle loro “nuove reclute”, Finlandia e Svezia».
Un clima di tensione, quello nell’Artico, degno del tavolo di risiko più impegnativo al mondo. A contendersi il dominio finale sul campo da gioco sono le truppe blu al cui comando c’è la Nato (a rischio di ingerenze Usa), i carrarmatini neri capitanati dal Cremlino e l’esercito “rosso”, battente bandiera cinese. Se per vincere il gioco da tavolo di simulazione dell’imperialismo più famoso al mondo bisogna invadere gli stati importanti per la strategia del giocatore e stringere alleanze al fine di raggiungere l’obiettivo prefissato, la partita nel polo nord – che nella sua formula moderna dura da più di 20 anni – si svolge nelle medesime modalità ma con un obiettivo comune a tutti i contendenti: avere il dominio di nuove rotte commerciali, accesso a giacimenti di risorse strategiche e metalli rari di cui l’Artico è ricco.
Il fine ultimo è sempre lo stesso: predominanza geopolitica sugli equilibri mondiali per lo sviluppo. Una visione che passa attraverso la distruzione dell’ambiente e lo sfruttamento delle risorse e dei popoli indigeni. Ma a rendere la situazione ancor più grave è che l’Artico è un sistema così delicato che è definito “amplificatore del cambiamento climatico”; una regione dagli equilibri ecosistemici particolarmente fragili, esposta più di altre agli effetti del riscaldamento globale e il cui deterioramento ha conseguenze sugli ecosistemi di tutto il mondo. Il problema ora è che il countdown della crisi climatica all’Artico ha già raggiunto l’ultima fase prima del giorno zero: a settembre 2030 non ci sarà più…

di Riccardo Sacchi

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