#nonemaicolpatua

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Casi…

Giovani, giovanissime donne che in discoteca accettano di andare a casa di un gruppo di ragazzi -due donne contro quattro uomini- conosciuti la sera stessa, uno di loro con un cognome illustre, una bella villa in Costa Smeralda, la percezione che in vacanza tutto sia possibile, vodka che scorre a fiumi, freni inibitori totalmente annullati e poi gli approcci sessuali, il presunto stupro. Diciottenni o poco più, aspiranti modelle che anelano party esclusivi organizzati da famosi imprenditori, presenziati dalla crème de la crème della Milano che conta, droga ovunque, servita su vassoi d’argento al posto delle tartine al caviale, tutti vorrebbero andarci, magari c’è l’incontro fatidico che ti cambia la vita e chissà non diventi famosa come Kate Moss, qui i freni inibitori non ci sono proprio, perdita di coscienza, giù il sipario. Un presunto stupro di una ferocia inaudita. Ubriaca, con addosso solo la maglietta, senza nessuna capacità di relazionarsi: l’hanno trovata così i soccorritori, in un parco pubblico -famosa piazza di spaccio- di sera, insieme ad un gruppo di suoi coetanei -tutti maschi- Nessuno stupro, sembrerebbe, ma i suoi amici hanno intralciato i soccorsi nel tentativo di “riprendersi” l’amica in difficoltà, forse per paura di averla combinata davvero grossa. Ha bevuto talmente tanto da finire in ospedale a soli tredici anni rischiando il coma etilico. Tredici freschissimi anni. Di storie così ne è piena la cronaca, sono ormai all’ordine del giorno, talmente frequenti, che i nomi delle vittime, dei presunti carnefici, i dettagli di ogni singolo avvenimento si perdono gli uni negli altri, è desolante ammetterlo, ma si tratta di storie che sembrano tutte uguali, accomunate da un unico, grave, comune denominatore: l’abuso di sostanze stupefacenti, la percezione che “in fondo un altro bicchiere non può farmi nulla di male” e che “per una volta che la provo cosa vuoi che succeda?”.

Droga e stupro

Esistono numerosi lavori nella letteratura scientifica che indagano il rapporto tra abusi sessuali e consumo di droghe, che analizzano e comparano soprattutto i dati delle analisi tossicologiche condotte in pronto soccorso con cui si cercano le sostanze presenti sulle vittime di stupro e abusi. Tra questi, The role of voluntary and involuntary drug and alcohol consumption and premorbid mental health factors in drug-facilitated sexual assault, pubblicato nel 2019 sulla rivista Forensic Science, Medicine, And Pathology, illustra chiaramente come gli studi di metanalisi su campioni estremamente vasti indichino che circa il 60% delle vittime di stupro è positiva per almeno una sostanza psicoattiva, il 22% per due o più sostanze contemporaneamente. Più che di una, singola droga dello stupro si potrebbe parlare di cocktail di diversi ingredienti psicoattivi. Le casistiche a livello internazionale sono vastissime e la tipologia dell’uso delle sostanze tende a variare da paese a paese. Un dato assolutamente costante e macroscopico è che l’alcol costituisce la sostanza più presente nelle violenze a sfondo sessuale. Il riscontro dell’alcol nelle vittime oscilla tra il 43 e l’80% dei casi di stupro. Altre sostanze legali molto comuni nelle vittime di violenza sessuale sono le benzodiazepine, vale a dire ansiolitici come Valium, Xanax o Rohypnol, presente mediamente in percentuali tra circa il 16-30% dei casi. Un riscontro relativamente più scarso è quello per le sostanze illegali o sottoposte a controllo come la cocaina, le amfetamine, l’ecstasy, la cannabis, la ketamina e l’eroina. In questo caso le percentuali variano ampiamente, con la cannabis che oscilla intorno il 9 e il 20%, seguita dalla cocaina a circa 7-14%, dall’ecstasy e dagli oppioidi. La media dei riscontri del GHB -la famigerata “droga dello stupro”- non supera mai il 5% dei casi. Un altro importante dato emergente dalla ricerca è che in oltre la metà dei casi la vittima di violenza sessuale dichiara di aver volontariamente assunto la sostanza. In questo caso, ancora una volta, l’alcol è la sostanza più consumata.

Non esiste giustificazione

Ciò ovviamente non scusa chi commette la violenza e non incolpa la vittima, nessun comportamento, per quanto leggero o irresponsabile, può scusare un reato tanto vile. Lo stupro è un reato che ha come scopo quello di sottomettere e umiliare la vittima, un crimine odioso e orrendo, che lascia ferite profonde, inguaribili, e può rendere insostenibile l’esistenza alle vittime. Questi dati sottolineano purtroppo che, in certe condizioni, tra i potenziali danni associati all’assunzione volontaria di sostanze psicotrope, legali o illegali, va considerato anche l’aumento del rischio di essere vittima di una violenza sessuale. Anziché levare grida di sdegno contro soprusi e prevaricazioni, sarebbe buona cosa cominciare a parlare dei comportamenti responsabili che è necessario assumere onde evitare che avvengano episodi di violenza. Anziché cicalare di difesa delle donne, è opportuno educare le giovani generazioni a difendersi da sole e a sfondare quel muro di reticenza che, per qualche oscuro motivo, si rifiuta di parlare di prevenzione e non ammette che lo stupro è una cosa orribile che nessuno deve permettersi di perpetrare, ma che in alcuni casi si può e si deve evitare. Non bevete troppo, non consumate droga, non riponete fiducia in chi conoscete appena, non vi appartate se non vi va. Non si tratta di dare giudizi morali, ma di semplice buonsenso e di amor proprio. Sembrano i classici, datati consigli della nonna, ma, a quanto pare, mai obsoleti e oggi più che mai necessari.

di Michela Di Gaspare

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