Gaslithing

Gaslithing

Violenza di coppia

Non l’ho mai detto … non ti ricordi … stai delirando … ma come ti sei conciata …! – tutta una serie di frasi apparentemente innocue ma che celano invece ostilità e volontà di umiliare e che, se perpetrate nel tempo, diventano piano piano uno stillicidio atto a minare l’autostima della vittima.
Quando pensiamo alla violenza all’interno di un rapporto, il primo pensiero va alle forme di violenza fisica o sessuale, ma esistono anche altre forme di violenza e tra le più subdole c’è sicuramente la violenza psicologica: l’abuso emotivo.
Tutte le volte che qualcuno, in cui abbiamo fiducia, ci dice delle bugie con lo scopo di trarne un vantaggio o anche solo per metterci in confusione sta esercitando un abuso mentale. L’arma principale di questa violenza è la parola che può essere impugnata per umiliare e criticare, per controllare, per accusare o negare o anche per isolare.
E’ una lenta e costante erosione dell’autostima che arriva al punto di far dubitare la vittima di se stessa e della sua sanità mentale.
Questo processo di manipolazione si definisce “Gaslighting”.
Spesso questa pratica ha lo scopo di mantenere un pieno controllo del rapporto di coppia e nello specifico del partner. Perché questo sia possibile è necessario che il controllo sulla vittima porti ad una neutralizzazione della sua abilità di critica che diventa così totale consenso.

Caratteristiche del gaslither

Il gaslighter molto spesso non è in grado di tollerare la possibilità di un disaccordo o di critiche circa il suo modo di vedere le cose – quindi – convincere la vittima di essere dotata di una capacità di percezione della realtà “difettosa” e di non potersi fidare dei suoi stessi giudizi, garantisce all’abusante il pieno controllo delle situazioni oltre che della persona. Il disturbo narcisistico di personalità ne è una concausa che ne completa il quadro, ed è il motivo per il quale il gaslither è alla costante ricerca di una propria affermazione e alla ricerca di un’autostima. Spesso infatti, non soddisfatto delle proprie qualità, proietta sulla vittima le proprie mancanze e per sentirsi qualcuno, ha bisogno di frustrare e umiliare l’altro. Quello che può nascere come un rapporto d’amore può poi trasformarsi in un abuso e spesso l’origine è da ricercare in rapporti coniugali conflittuali, relazioni extraconiugali o insoddisfazioni personali.

Il modus operandi del gaslither

Sarà dapprima affascinante con una tecnica di manipolazione subdola perché in una prima fase adulerà, sedurrà farà sentire la vittima unica, le dedicherà mille attenzioni   ma solo per poi passare a quella successiva e cioè denigrare e demolire. La sua capacità consiste nell’agire sotto mentite spoglie, come quelle del bravo ragazzo, che si interessa solo del bene della vittima, così da convincerla delle sue buone intenzioni, poiché la fiducia incondizionata che ne ricava, farà in modo che la vittima abbassi la guardia e che non stia in allerta, come – invece -davanti ad un nemico dichiarato. Si insinuerà tra le pieghe della fragilità della vittima, permettendogli di entrare nel suo Io, concretizzando l’opera di manipolazione che ha come peculiarità principale, la distorsione della realtà. Distorsione in grado di togliere all’avversario la padronanza di sé, la capacità decisionale fino ad arrivare, in casi estremi, all’eliminazione della capacità di intendere e di volere.
Premesso che l’attitudine a manipolare emotivamente il partner è sia maschile che femminile, la casistica vede più frequentemente il manipolatore come soggetto maschile.

Chi è la vittima del gaslither

Così come non tutti hanno la capacità di diventare gaslither allo steso modo non tutti hanno la propensione per essere vittime. La vittima ideale ha spesso vissuti di insicurezza, una propensione alla dipendenza affettiva e teme la solitudine. Spesso, volendo riconoscere, in questo contesto, l’abusatore con l’uomo, la vittima adatta è una donna piuttosto debole psicologicamente, insicura di sé, magari con il desiderio acquisito di essere una buona moglie. Preferisce essere “una buona compagna” piuttosto che realizzare personalmente cose interessanti in autonomia. Qualche volta è una donna abusata nell’adolescenza, abituata ad avere paura, ad essere sminuita e quindi alla ricerca di affetto e protezione con la necessità di appoggiarsi a qualcuno. Spesso, queste dinamiche apprese durante altri abusi, che le hanno fatto classificare tali comportamenti come caratteristici dell’uomo e quindi a ricercare proprio queste dinamiche all’interno del rapporto di coppia, trovando anche inconsciamente attraente ed eccitante il proprio carnefice.
Sono proprio questi elementi che possono favorire l’instaurarsi di una relazione affettiva malata, un rapporto tossico in cui la vittima si sente inadeguata ma nello stesso tempo vede nel suo aggressore una possibilità di miglioramento personale.

Conclusioni

Questo fenomeno, perché possa essere agito, prevede due attori: non solo ed esclusivamente un carnefice con le sua particolare personalità distorta ma anche un coprotagonista anche lui/lei con le sue peculiarità soggettive, che lo/la predispongono a diventare la potenziale vittima: spesso è una bassa autostima a rendere la vittima tale.
Un’autostima costruita sulle proprie capacità, invece, rende la persona capace di apprezzare se stesso e il proprio valore attraverso l’autoapprovazione, senza cioè la necessità di dover ricorrere ad apprezzamenti esterni che creano invece vari tipi di dipendenza. Un soggetto emotivamente “forte”, economicamente autonomo, che ha varie alternative di vita, oltre a non soffrire di carenza di autostima, che è stabile negli affetti sia amicali sia parentali e quindi che non ha carenze affettive o di appartenenza, difficilmente sarà la vittima ideale del gaslither.
Mettere al primo posto le proprie esigenze, piuttosto che negarle per compiacere l’altro, è un passo fondamentale per acquisire una sicurezza personale e un’autonomia di pensiero che difficilmente potrà essere messa in discussione.
Quindi, in conclusione, dobbiamo sempre tenere presente che determinate patologie trovano terreno fertile laddove si incontrano due persone disfunzionalmente predisposte e che non tutto quello che sembrerebbe poter essere categorizzato in un contesto lo è sempre.
Attenzione però, prima di parlare di gaslighting, e di accusare l’altro di essere un “infame gaslighter” non bastano alcune frasi dette in un momento di rabbia, o un atteggiamento momentaneo di negazione e disapprovazione, o ancora dei difetti di comunicazione, o addirittura delle incompatibilità caratteriali ma devono esserci tutta una serie di comportamenti, sempre a senso unico, prolungati nel tempo, che vanno letti e interpretati nella loro globalità e complessità, sia nella personalità dell’abusante, sia in quella dell’abusato.

di Maria Teresa Lofari

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