
Coscienza e spirito critico, intervista a Silvio Marconi
In una società sempre più improntata sull’individualismo e su connessioni (digitali) fittizie, il mondo dell’associazionismo e del volontariato ne esce sempre più frammentato. Tuttavia, i grandi problemi legati all’ambiente pongono le generazioni del futuro verso nuovi fronti di mobilitazione collettiva. Ne abbiamo parlato con Silvio Marconi, storico co-fondatore della Prociv Arci
In occasione dell’evento che ha visto celebrare i 40 anni associativi della Prociv Arci, tenutosi nel novembre dello scorso anno a Roma, abbiamo avuto modo di conoscere più da vicino l’elemento fondativo di questa importante realtà di volontariato: la prova dell’Irpinia, la grande mobilitazione nazionale dell’Arci, la crescita associativa e professionale negli anni. Nel corso dell’evento, si è più volte sottolineata la necessità di ritrovare quegli “elementi di unità” che in quei lontani anni ’80 hanno dato vita anche a questa realtà, oggi affievolitisi un po’ in tutto l’universo dell’associazionismo e del volontariato. Abbiamo scelto di parlarne con Silvio Marconi, tra i fondatori della Prociv Arci.
Quanto è cambiato il mondo dell’associazionismo e, in particolare, del volontariato rispetto a quello di oltre quattro decenni fa, quando nacque la Prociv Arci? Cosa rimane e cosa non c’è più rispetto ad allora?
Quando nacque la Prociv il mondo del volontariato era già molto variegato, come del resto è oggi. C’era un volontariato laico, un volontariato cattolico, c’era un volontariato di “scopo”, cioè di volontari che si occupavano specificatamente di un tema, e c’era un volontariato più ampio, che mi piace definire “sociale”, che si occupava appunto delle questioni sociali in generale e quindi della protezione civile, dell’assistenza agli anziani, agli andicappati… che non erano ancora divise, mentre in altri casi erano delle associazioni specifiche. Questo esisteva già allora. Oggi però c’è una frammentazione ulteriore che deriva, secondo me, da due motivi: il primo è la perdita di senso complessivo dovuta a decenni di individualismo (televisivo ecc…), per cui la gente si concentra su un obiettivo, anche quando fa volontariato, e non tiene conto delle connessioni tra i vari e diversi obiettivi. Per fare un esempio, faccio volontariato dopo un’alluvione o dopo una calamità naturale e non mi pongo il problema del climate change o del fatto che quegli eventi sono in ……
di Matteo Picconi
LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO: ABBONATI A DOSSIER SICUREZZA. Per informazioni clicca qui
