Addestramento al tiro delle guardie particolari giurate: realtà e truffe

Addestramento al tiro delle guardie particolari giurate: realtà e truffe

Un addestramento indispensabile

Le Guardie Particolari Giurate per poter svolgere il servizio armato devono essere muniti, della licenza del “porto di pistola per difesa personale” rilasciato dal Prefetto. Il porto di pistola, si ottiene in primis frequentando un corso di tiro presso una locale sezione del Tiro a Segno Nazionale che rilascia l’abilitazione all’uso e maneggio dell’arma da fuoco corta (pistola ed alcune carabine compatte) e lunga (fucile). Una volta ottenuta l’abilitazione il Prefetto rilascia il porto di pistola per difesa personale a tassazione ridotta, della validità di due anni, che li autorizza a circolare armati anche fuori servizio, su tutto il territorio dello stato italiano. La scelta dell’arma e la proprietà della stessa è personale, di rado alcuni istituti di vigilanza indicano il tipo di arma da comperare e rarissimamente danno anche un rimborso per tale acquisto. Con lo stipendio mensile che si aggira intorno ai mille euro, spesso le Guardie Giurate tendono a risparmiare sull’arma, andando a cercare quella più economica sul mercato, senza minimamente pensare che “quel pezzo di ferro” forse dovranno usarlo per salvarsi la vita. Il loro addestramento è normato dalla L.286/81 che prevede l’obbligatorietà di iscrizione ad una sezione del TSN dove, nell’arco temporale di un anno, devono effettuare tre prove per rinnovare tale abilitazione.

Le Guardie Giurate: un problema addestrativo
Le Guardie Giurate svolgono un’attività rischiosa, fanno formazione di scarsa qualità (c’è chi pensa che l’arma non debba mai essere usata, chi che si può usare solo se si spara per secondi, chi pensa che non si possa far uso dell’arma se l’altro non è armato della stessa tipologia di arma) e possiedono livelli addestrativi ancora peggiori. In più, di sovente, si presentano all’esercitazione di tiro presso i poligoni quando sono smontati dal turno notturno e a fatica riescono a tenere gli occhi aperti, oppure prima di andare in servizio e quindi fanno il “mordi e fuggi”. Sparano e scappano ma non è una tattica di guerriglia. Nei poligoni del Tiro a Segno Nazionale (l’unico autorizzato a certificare l’addestramento delle G.P.G.) ogni prova consta nell’esplodere 50 colpi verso una sagoma statica di carta posta a 12 metri di distanza senza la possibilità di spostarsi dalla piazzola assegnata (tiro statico). Nessuno che rappresenti una minaccia si metterebbe a figura intera (senza ridurre la sagoma o senza nascondersi dietro un riparo), immobile, durante un conflitto a fuoco. D’altra parte – giustamente – da questa metodologia di insegnamento la UITS ( Unione Italiana Tiro a Segno) non si discosta per due ragioni: nasce per il tiro sportivo e non “combat” o operativo e anche per ragioni assicurative. Senza dimenticare che per il tiro “dinamico” esistono poligoni ad hoc logisticamente e strutturalmente differenti da quelli del tiro a segno sportivo. C’è anche da dire che le istituzioni e gli istituti di vigilanza (ma anche la maggior parte delle Guardie Giurate) si accontentano della certificazione rilasciata dal TSN e poco gli importa se hanno sparato bene o male, l’essenziale è “il pezzo di carta” che gli permette di continuare a lavorare. Senza capire che se su 50 colpi i tre che vanno fuori sagoma, in un ipotetico scenario di conflitto a fuoco fuoco, significano la morte della Guardia; anche le 10 cartucce sparate con lentezza esasperante porterebbero allo stesso risultato. Per non parlare dell’incidente durante i maneggi dall’arma, in cui una cartuccia viene esplosa per imprudenza o negligenza, in questo caso, l’imputazione per omicidio o lesioni colpose è certa, oltre al dover sopravvivere con il rimorso per aver fatto del male ad un innocente che potrebbe essere addirittura un proprio caro.

La realtà e le truffe
Per poter formare una GPG alla sopravvivenza di uno scontro, sia a fuoco che a mani nude, bisogna spendere tanto tempo e soldi che il singolo operatore non ha (o non vuol spendere), vuoi per i turni di servizio piuttosto che per le spese familiari, a meno che non venga mandato in orario di servizio a spese dell’Istituto. Alcune giovani Guardie Giurate con più voglia (e spesso ancora senza le spese di una famiglia) si allenano nel tiro dinamico presso associazioni sportive dedite a quel tipo di attività, ma il tiro dinamico è uno sport e come per tutti gli sport è importante il punteggio finale non la sopravvivenza. Pochi singoli individui si affidano a istruttori privati, alcuni dei quali fuoriusciti dalle fila delle forze Armate o di Polizia (i quali sono mediamente più professionali di chi viene dalla vita da “civile”) ma spesso i costi sono esorbitanti e l’addestramento non ha nulla a che vedere con il lavoro della Sicurezza privata, e, a volte, con l’arma in dotazione (ad es. tranne che per quelle di protezione al naviglio mercantile, le GPG non possono usare carabine nel loro lavoro). È inutile che la Guardia Giurata faccia un corso per l’irruzione in ambienti chiusi con un fucile d’assalto cal. 223, quando per servizio deve fare il posto fisso davanti ad una banca o nella guardiola del parcheggio della mega azienda. Anche se è vero che gli scenari moderni sono cambiati notevolmente e le GPG sono impiegate come scorte sulle navi mercantili o a difesa di istallazioni italiane in stati esteri (parliamo ancora di numeri risibili), i servizi espletati dalle GPG rimangono: vigilanza ispettiva, vigilanza fissa, vigilanza antirapina, vigilanza antitaccheggio, telesorveglianza, televigilanza, intervento sugli allarmi, scorta valori, trasporto valori, deposito e custodia valori. A questi compiti si aggiungono i servizi di sicurezza sussidiaria in porti, aeroporti, stazioni e mezzi di trasporto terrestre, con finalità di controllo accessi nelle aeree sterili e prevenzione del terrorismo o di alcuni altri tipi di reato. Nessuno di questi lavori, per la stragrande maggioranza dei casi volti alla prevenzione, presuppone un addestramento da “Batalhão de Operações Policiais Especiais (BOPE)” ed appare francamente ridicolo che alcuni istruttori di Associazioni Sportive Dilettantistiche si atteggino a “Capitão Nascimento” (il protagonista di due celebri film sul citato gruppo speciale brasiliano) solo per pubblicizzare corsi alle Guardie Giurate. Alcune società di vigilanza privata lungimiranti hanno iniziato a far frequentare alle loro guardie corsi di tiro operativo, spesso andando a cercare nel web aziende, società o associazioni sportive che potessero, insegnare le tecniche operative, il combattimento corpo a corpo e il tiro “combat” alle proprie guardie. Il più delle volte questi corsi, seppur divertenti, non hanno alcuna efficacia reale perché, quando lo fanno, insegnano nozioni di scarsa applicabilità nel contesto della sicurezza privata in Italia. Un corso inutile è dispendioso due volte (costa e non addestra). Non si deve basare la scelta su: economicità dei corsi erogati e le banalità scintillanti (spezzoni video in cui si spara all’impazzata, diplomi altisonanti ma non certificati, presunti addestramenti con presunti reparti speciali). Nella maggior parte dei casi il corso è erogato da cialtroni che cercano di farsi un nome aggiudicandosi parecchio pubblico, insegnando di tutto e avendo un know how pari a zero.

Il consiglio dell’esperto
Un buon corso si riconosce dall’istruttore, generalmente sono più affidabili quelli che erano istruttori nelle forze armate e di polizia, perché alla base del loro addestramento ci sono anni di studio sui conflitti a fuoco degli analisti dei vari centri addestravi. mai fidarsi di uno che insegna “tutto”, dal tiro alla difesa personale, perché o è uno che è stato vent’anni in un reparto speciale (Es. NOCS o GOI) oppure non è esperto di niente. Non solo, l’istruttore deve saper insegnare (uno che non rispetta la consecutio temporum non è adatto all’insegnamento) e deve conoscere nello specifico il tipo di lavoro e la giurisprudenza collegata al suo ambito addestrativo. Un istruttore di tiro che alla domanda: “Che cosa è un’arma propria?” Risponde: “Qualsiasi oggetto atto ad offendere”. È da evitare come il Covid 19. Un altro discorso importante è il costo, un corso troppo economico è da evitare quanto quello troppo oneroso. Il costo giusto per un corso di tiro di 8 ore con due istruttori e 10 discenti si deve aggirare intorno ai 120 euro a persona (munizioni escluse). Tanto di meno e tanto di più, avvicinano all’art. 640 Codice Penale. Fortunatamente esistono piccole realtà in cui gli istruttori appassionati, competenti, che si formati nelle forze di polizia e dedicano il loro tempo allo studio e all’insegnamento del tiro cosiddetto operativo/difensivo, più aderente al contesto della Sicurezza privata per poter offrire ai loro discenti un prodotto che si avvicini il più possibile alle loro necessità lavorative senza essere troppo onerosi. A loro ci si può rivolgere senza dimenticare i consigli suesposti.

Di Fabio Andreozzi (Istruttore di Tiro e Tecniche Operative)
e Claudio Pirozzi (Istruttore di Tiro, Tecniche Operative, Avvocato)

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