Quale futuro immaginiamo umano o distopico?

Quale futuro immaginiamo umano o distopico?

Società

La “lady di ferro” Margareth Tatcher affermava che “le società non esistono, ma esiste l’individuo”. In maniera profetica e forse utopica anelava la configurazione del futuro del mondo in cui si sarebbe incarnato l’affermarsi del neoliberismo, ovvero svincolare l’individuo da tutte le appartenenze, per renderlo sempre più solo davanti alla ideologia del mercato e del denaro come fine ultimo. Un modello economico ed ideologico folle e distopico che, se applicato, porterebbe l’essere umano alla sua fine non biologica ma psicosociale.

L’uomo virtuale

Si sta tuttavia delineando una deriva pericolosa: la connessione denaro-tecnologia, che anziché svincolare l’uomo dalla dipendenza della natura e dai feticci del pensiero magico, sta diventando il meccanismo, attraverso il quale, l’uomo esercita il controllo dell’uomo sull’altro uomo. La tecnologia sempre più invasiva metterà in condizione l’uomo di non uscire più di casa, dall’acquistare quello che gli necessita al prestare l’attività lavorativa, sempre tra 4 mura e senza contatto umano. Di conseguenza attraverso i social si svolgeranno una buona parte delle nostre relazioni primarie, basate sulla superficialità e il pettegolezzo.
Rimarrà un esercito ben addestrato di addetti ai pacchi e alle consegne, mal pagati, tenuti in condizioni di precarietà anche psicologica sui quali viene esercitato un rigido controllo dei tempi di lavoro e consegna, ci consegnerà tutti i “feticci merce” che servirà a soddisfare l’epidemia narcisistica che caratterizza la nostra società.  Stessa condizione toccherà anche agli altri lavoratori i cui diritti, conquistati con anni di lotte sindacali, verranno spazzati via, cancellati grazie ad una sistematica progettazione di ingegneria sociale e ricambio generazionale. Opera già iniziata proprio dalla M. Tatcher e da D. Reagan che è proseguita per scorrimenti continui, sia nei diritti sia attraverso la concentrazione finanziaria. In sintesi pochi personaggi, controllano l’emissione del denaro (in passato prerogativa degli Stati). I politici compiacenti, a queste grandi concentrazioni, hanno delegato senza rendere conto ai cittadini a partire dagli anni 70 con il nuovo ordine mondiale di Kissinger,  abbandonando – invece – le dottrine economiche di ridistribuzione Keynesiane. Anche per questo siamo davanti ad una continua erosione dei principi costituzionali, in tutti gli aspetti della vita sociale ed istituzionale, non esiste più una reale e vera informazione, ma macchine del consenso e dell’opinione che hanno come unico obbiettivo: la polarizzazione dei giudizi. La divergenza che garantisce agli attori in campo di essere sempre i protagonisti, uno contro l’altro, in un “noi contro voi”, in cui restano sempre in auge a rotazione, nella logica della “alternanza” che ovviamente non garantisce democrazia, ma lo status quo di questo sistema.

Il Neoliberismo distopico

Dove una politica asservita al neoliberismo mascherato, una volta da sinistra democratica che ha lasciato spazio tra le proprie file a uomini dei poteri finanziari, una volta da destra populista, proto-fascista che fa sempre riferimento e gli interessi degli stessi poteri, in barba ai cittadini inermi, spettatori di questo “teatrino” di pasoliniana memoria.
Il neoliberismo, l’ideologia che vince sempre. Ideologia che guida e determina il comportamento in maniera invisibile, proprio perché agisce nel tempo e nello spazio, senza che ci si renda conto. Un mezzo per preservare l’attuale ordine sociale, facendolo apparire naturale e indiscutibile: convincono tutti i partecipanti che non è possibile un altro mondo, rispondono al mantra “ce lo chiede l’Europa”, “il mercato si regola da solo con benefici per la competitività” . Tutti ammaliati dalla tecnologia che diventerà sempre più invadente, la magia che ci terrà mansueti, eternamente connessi, sempre più virtuali e superficialmente in relazione. Compriamo con un clic, il nostro assistente virtuale esegue, registra, ascolta e riferisce. L’individuo cambia antropologicamente schiacciando pulsanti, scaricando applicazioni in modo facile, semplice, gratuito senza renderci conto che quando il prodotto è gratuito, la merce è l‘individuo stesso, attraverso la profilazione dei nostri gusti, acquisti, stato di salute, opinioni. Non siamo cittadini, ma profili da vendere, alle multinazionali, ai partiti politici. La democrazia del mondo in vendita al miglior offerente. Questo stiamo lasciando in eredità ai nostri figli, un mondo a tratti distopico, in cui le relazioni sono sempre più svincolati dalla fisicità e la realtà assume la forma del verosimile, attraverso un sapiente uso della parola e delle immagini virtuali che esse  descrivono, così si formalizzano rappresentazioni, ancorano concetti e precetti che permeano e  costruiscono attraverso il linguaggio  la prossima realtà sociale progettata.
Il prossimo passo sarà un chip inserito sotto pelle, ci diranno “per assicurare il controllo telematico della nostra salute, per la prevenzione garantire la nostra salute e sicurezza ed intervenire preventivamente e tempestivamente per le nostre cure”.

Come salvarci

Se ci impegniamo potremmo predire ancora più in profondità sempre nello spazio, nel tempo, nei fatti e nei provvedimenti legislativi e regolamentari che andrebbero invece analizzati nel loro complesso e non singolarmente, come ci hanno abituato a fare, in condizione di ignoranza e consuetudine. Riusciremmo a predire la costruzione di una narrazione sociale prossima futura che avrà in se questi elementi, una sorta di viaggio dell’eroe, già progettato, in cui però gli eroi non siamo noi, ma i pifferai tecnologici a servizio della grande élite finanziaria mondiale che dispongono di algoritmi sempre più sofisticati e di intelligenza artificiale. A meno che non si riesca a ricostituire una comunità vera fatta di persone che si incontrano fisicamente, si svincola dal virtuale e torni ad incontrarsi nei luoghi fisici per parlare scambiare idee, immaginare un mondo diverso con consapevolezza e coscienza.

di Marco Ricciotti

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