Horizon Europe, derive “dual use”

Horizon Europe, derive “dual use”

Il programma Ue per la ricerca e lo sviluppo, una delle principali risorse di cui gode la comunità scientifica, europea e non solo, dal 2028 rischia di destinare parte dei fondi verso progetti “dual use”, ossia per tecnologie ad uso sia civile che militare. Una deviazione, quella proposta in seno alla Commissione europea, che segnerebbe un altro passo verso il riarmo, tutto a discapito delle università, delle scuole, della ricerca scientifica. Una ricerca “militarizzata”, insomma. Dove vuole andare questa Europa?

di Fabiano Ferri

 

A pensar male si fa peccato, certo, ma è veramente difficile non “azzeccarci”: ormai è più che evidente che ai vertici dell’Unione europea non si fa che pensare al riarmo. Mentre sul piano politico-mediatico si lavora incessantemente alla “creazione” del nemico, del pericolo, e quindi di un possibile futuro in armi, sul piano economico si continuano a porre le basi per un’economia di guerra e per un comparto industriale sempre più “militarizzato”. Un percorso tutt’altro che recente; basta osservare l’andamento della spesa militare per ogni Stato negli ultimi due decenni e, in particolare, degli ultimi tre anni, per comprendere come il futuro dell’industria bellica sia sostanzialmente il cuore caldo della questione.

Già nella scorsa primavera ci siamo occupati (e preoccupati) del Rearm Europe e del White Paper presentato a marzo. Un’Europa “in allarme”, pronta a difendersi; tuttavia non bisogna farsi trarre troppo in inganno dal bollettino internazionale, o concentrarsi solo sul conflitto russo-ucraino o su altre presunte “minacce” al Vecchio Continente: la guerra è sempre stata un affare (ormai considerato anche “pulito”); è prima di tutto industria, produzione, capitale ma anche scienza, ricerca. E qui arriviamo al punto: l’Ue negli ultimi anni ha già stanziato “abbastanza” per la ricerca e la produzione di tecnologie militari, perché andare a togliere importanti risorse in progetti che hanno sempre avuto una vocazione e una direzione tutta squisitamente civile?

Questo è il dibattito che da mesi si muove intorno a Horizon Europe, il più esteso programma di ricerca e innovazione (da qui R&I) a “livello transnazionale” in tutto il globo. Un programma importante, concepito per sostenere la ricerca scientifica nello “spazio europeo” e non solo (oltre 20 paesi non comunitari “associati”, tra cui Regno Unito e Israele), ma che nell’attuale e complicato quadro internazionale rischia di “scivolare” gradualmente verso dinamiche assai lontane dai principi dai quali è partito.

Il programma “Horizon”

Come si legge sul portale dell’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea (APRE) – agenzia che affonda le sue radici nel 1989 e che si pone “l’obiettivo di sostenere e agevolare la partecipazione italiana ai Programmi per il finanziamento di R&I dell’Ue” – Horizon Europe è «il Programma quadro dell’Unione europea per la ricerca e l’innovazione per il periodo 2021-2027. È il successore di Horizon 2020». Come i precedenti programmi ha una durata di…

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