Istat: l’Italia non è un Paese per i giovani

Istat: l’Italia non è un Paese per i giovani

Calo e invecchiamento della popolazione proseguono: più famiglie di dimensioni ridotte e anziani soli. Continua a crescere invece la partecipazione al lavoro. Il nuovo report Istat è lo specchio delle politiche economiche e di welfare attuate nel nostro Paese negli ultimi anni. Per il governo è una conferma della necessità di concentrare le risorse pubbliche sulle politiche per la famiglia e sul contrasto alla denatalità; per l’opposizione invece è la certificazione del fallimento delle politiche socioeconomiche attuate da questo governo. Ma le discussioni di Palazzo non centrano il punto: stiamo consegnando un Paese sempre peggiore alle generazioni future

di Riccardo Sacchi

Era un trend, quello dell’aggravarsi delle sfide per il sistema economico e il welfare del nostro Paese, a cui siamo abituati da anni. Ma le previsioni di Istat, dedicate alla popolazione residente, le famiglie e le forze lavoro, pubblicate il 31 agosto scorso, presentano un conto particolarmente salato.

I dati analizzati – aggiornati al 1° gennaio 2025 – parlano chiaro: la popolazione residente calerà drasticamente nell’arco temporale 2025-2080, arrivando a diminuire addirittura di oltre 1 cittadino ogni 5 abitanti; negli stessi anni, l’età media della popolazione raggiungerà i 52,1 anni; la popolazione in età lavorativa diminuirà, attestandosi a pochi punti percentuali al di sopra del totale; nel 2080 il numero degli over 85 quasi eguaglierà la popolazione sotto i 15 anni; tutto questo, provocherà entro il 2050 una riduzione sostanziale della popolazione residente nei centri urbani, situazione che si aggraverà ancor di più nelle aree periferiche; anche la dimensione media delle famiglie risentirà della crisi demografica, tendendo sempre più verso nuclei più piccoli e frammentati o verso un aumento delle persone sole. A compensare – ma non in maniera piena – il quadro presentato sarà l’aumento della partecipazione al mondo del lavoro, che però presenta altri scenari problematici.

L’Italia che si spopola

Il calo della popolazione italiana è un fenomeno in atto ormai da decenni. L’evoluzione del trend analizzato da Istat, però, prende una forma particolarmente preoccupante: la popolazione passerà da 58,9 milioni di residenti al 1° gennaio 2025 a 58,7 milioni nel 2030, 55 milioni nel 2050 e 45,8 milioni nel 2080. Il risultato è che, nell’arco dei 55 anni di previsione, l’Italia perderà oltre 13 milioni di residenti. Un drastico ridimensionamento rispetto a oggi. L’Istituto Nazionale di Statistica lo definisce “un risultato praticamente certo”.

Ci saranno, però, alcune differenze geografiche. Nel Nord Italia, la popolazione crescerà di duecentomila nuovi abitanti fino al 2030. La tendenza poi si invertirà, portando la popolazione residente a 27,2 milioni nel 2050 e, successivamente, a 24,2 milioni nel 2080. Nel Centro il calo demografico avverrà in maniera costante anche se contenuto: dagli 11,7 milioni di abitanti del 2025 a 9,3 milioni nel 2080. Il Mezzogiorno, invece, vedrà un calo demografico drastico già nel periodo 2025-2050, in cui gli abitanti scenderanno da 19,7 milioni a 16,7 milioni. Quindi, un tasso medio di diminuzione annua dello 0,6%. Tra il 2050 e il 2080 la contrazione raggiungerà l’1,0% portando la popolazione nel Sud Italia a 12,3 milioni.

Una delle cause principali della diminuzione della popolazione è lo squilibrio tra nascite e decessi, influenzato anche da una migrazione estera in diminuzione e non sufficiente a compensarlo. Le nascite, infatti, si manterranno a 355mila nati annui fino al 2030 per poi scendere a 335mila nel 2050 e a 281mila nel 2080. I decessi, invece, aumenteranno significativamente, passando da 652mila nel 2025 a 708mila nel 2030 e raggiungendo un picco di 869mila nel 2058. Due sono i risultati evidenti: le future nascite non riusciranno a riequilibrare i decessi e aumenterà il numero di persone in età anziana con l’invecchiamento delle attuali generazioni. Il saldo naturale che ne risulta è negativo in tutto il periodo 2025-2080, con l’apice del peggioramento nel 2059, quando il saldo sarà di -570mila abitanti in un anno. Nemmeno i movimenti migratori verso il nostro Paese riusciranno a compensare lo squilibrio tra nascite e decessi. Le persone migranti che raggiungeranno l’Italia scenderanno da circa 432mila nel 2025 a 404mila nel 2080.

Il risultato è un futuro caratterizzato da un generalizzato invecchiamento. Per Istat, come scritto sopra, questo è “uno scenario sicuro”. Alla base dell’evoluzione vi è il…

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