Gli Stati Uniti, Donald Trump ed il Covid 19

Gli Stati Uniti, Donald Trump ed il Covid 19

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Un nemico invisibile

13 Marzo 2020: “Gli Stati Uniti sono in guerra, in guerra contro un nemico invisibile!”. Cosi annuncia il Presidente Trump. Lui non avrebbe mai immaginato di dover affrontare un nemico per cui non si era preparato e armato fino ai denti.
Fin dalle sue elezioni aveva lucidato gli armamenti, aveva selezionato con cura tutti i suoi generali e ammiragli, pronto a sfidare il mondo alla prima occasione; specie sotto elezioni. E invece, ora, gli Stati Uniti si sono fatti trovati impreparati; messi k.o. da un nemico invisibile. Tra uno impeachment e un dispetto alla Corea del Nord, Cina o Europa non si è avuto il tempo di controllare le risorse interne, difensive per eventuali armi batteriologiche. Eppure, durante un convegno, organizzato dalla Fondazione Gates e dalla John Hopkins University, si evidenziava un forte rischio per gli Stati Uniti e per il mondo, se un nuovo virus fosse arrivato. La legge di Murphy: il virus è arrivato, dalla Cina Popolare.
Il 31 gennaio 2020 con il decreto di chiusura dei voli verso la Cina, Trump ha cercato di limitare i danni, provocando, cosi, l’ennesimo impeachment e contestazione dei Democratici, che non aspettavano altro, visto il fallimento degli impeachment precedenti.
I due ultimi concorrenti alla corsa presidenziale delle primarie democratiche: Sanders e Biden l’hanno definito “razzista e xenofobo” per quest’azione, mentre la Speaker del congresso, Nancy Pelosi, invitava tutti a Chinatown (quartiere cinese di San Francisco) in supporto della comunità cinese. Anche l’OMS (World Health Organization) invitava a non demonizzare un’etnia in particolare, evidenziando più il pericolo di discriminazione che di potenziale pandemia, contestando le azioni del Presidente Trump che l’aveva chiamato il Covid 19, il “China virus”.
A dire la verità, Trump non è mai stato “political correct” nei suoi discorsi, men che meno in quest’occasione che poteva portargli tutti i vantaggi nel coprire qualche sua mancanza.
Per cercare di recuperare il tempo perduto, quel 13 marzo 2020, durante la conferenza stampa tenutasi nel giardino delle rose della Casa Bianca, Trump presenta la sua “artiglieria”: un team composto da istituzioni e privati, ammiragli e scienziati. Dr Fauci e Dr Deborah Birx, due eccellenze mondiali in campo virologico, sono i coordinatori scientifici del CDC (Center for disease control); tutti gli amministratori delegati di case Farmaceutiche, per improntare test, cura e vaccino, tra cui la Roche, che doveva sostituire tutti i kit dei test che erano obsoleti nelle riserve nazionali con quelli aggiornati per individuare il Covid19. In più, rendendosi conto che con le sole risorse federali della FEMA (l’equivalente della protezione civile americana), non avrebbero potuto raggiungere e coprire in tempo tutto il territorio nazionale, ha coinvolto anche tutti i CEO di laboratori privati – per fare i test e che hanno una distribuzione più omogenea sul territorio nazionale – più le Assicurazioni, gli Ospedali e Cliniche private.
Considerando che negli States la sanità è prevalentemente privata e non tutti possono accedere alle cure, queste sono collaborazioni vitali, che hanno assicurato di poter curare quanti più cittadini possibili e non di poca importanza, gratuitamente.
Alla Task force si aggiungono anche tutti i CEO delle catene di supermercati e delivery come Amazon, Fedex e Ups, che hanno garantito l’apertura, la fornitura e l’approvvigionamento a tutto il paese. Inoltre, come ogni battaglia moderna che si rispetti, si sono coinvolti anche i maggiori network come Google e Apple per poter approntare diverse App e un questionario per uno screening test iniziale prima di rivolgersi al medico o all’ospedale (https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/symptoms-te­sting/testing.html), in modo da evitare eventuali contagi in pronto soccorso.
Essendo gli americani già abituati a svolgere questo tipo di visita in forma virtuale con il proprio medico curante, la cosa sarebbe stata più semplice da seguire, oltre ad essere la più economica. Inoltre sono in sperimentazione anche la mappatura di contagiati oltre ai normali avvisi che normalmente si attivano per catastrofi naturali.
La non disponibilità di un numero sufficiente di ventilatori o equipaggiamento ospedaliero, munizioni necessarie al combattimento del “China Virus”, ha costre

tto Trump e il suo Team a chiamare alle armi i maggior produttori di auto e tecnologia del paese – autorizzandoli attraverso “il Defense Production Act” – e riconvertendo tutta la produzione affinché si potessero produrre in autonomia tutto il necessario (per dire la verità l’unica a non voler aderire volontariamente, in contrapposizione ad una disponibilità spontanea di tantissime aziende di diversa natura, è stata la General Motors che alla fine con il defense act non ha potuto rifiutarsi).
Naturalmente sapendo di essere in ritardo, Il governo ha sguinzagliato per il mondo i suoi migliori brokers/buyers per l’acquisto di materiali medici necessari a qualsiasi costo facendo molte volte concorrenza ai piccoli paesi durante l’acquisto. Il coordinamento di un unico centro direttivo il CDC (centro controllo delle malattie) e la Presidenza con Trump e il Vice Presidente, Pence come responsabile coordinatore, oltre a tutti i ministeri, ha permesso comunque di recuperare in poche settimane il ritardo organizzativo. Sfortunatamente tutti questi sforzi, non hanno salvato più vite nè l’economia che prima era in ascesa, fiore all’occhiello della campagna elettorale 2020 di Trump, che ha tentato in tutti i modi di rallentare quello che, ormai, era inevitabile: chiudere tutto (lock down). Per questa manovra gli States hanno dovuto considerare, oltre alle criticità della pandemia, anche le conseguenze di una crisi economica (cosa più inaccettabile per un paese capitalista), per cui alle strategie di guerra al virus, si sono aggiunte tutte le coperture finanziarie. Gli Stati Uniti chiedevano ai loro cittadini di rimanere a casa e non lavorare e con lo stanziamento di 2 trilioni di dollari (Cares Act), hanno garantito ad ogni cittadino un “Stimulus Check” fino a 1200$ a cittadino adulto, e 500$ a bambino (reddito medio 75mila$), direttamente versati sui conti correnti, senza nessun formulario da compilare o burocrazia speciale e in tempi brevissimi, circa due settimane dal lock down che ha dato un attimo di respiro a chi vive di carta di credito e debiti. Le aziende hanno potuto usufruire di un prestito a fondo perduto e garantito dalla Federal Reserve (che,nel frattempo, ha cominciato a stampare moneta) a patto che non venissero licenziati i dipendenti e ampliando, con decreto speciale, anche la cassa integrazione a tutte le aziende che, per grandezza o tipologia, non avrebbero potuto usufruirne.
Nonostante la costruzione di ospedali in pochi giorni per migliaia di pazienti da ovest ad est, sia gli apparati logistici e medici della Guardia nazionale sia di Navy, Army, Air Force e Marines, non sono stati in grado di evitare l’ ingente numero di morti. Il risultato è che sono stati molto minori rispetto a quelli preventivati (inizialmente, si parlava di milioni). Fuori ogni ospedale delle principali città colpite, come New York, che da sola ha la metà di morti di tutta la Nazione, ci sono decine di camion frigoriferi pronti ad accogliere le migliaia di morti in sacchi. Di recente si sono diffuse immagini terribili di sepolture in fosse comuni scavate dai carcerati, di corpi di persone senzatetto o senza nome – altro problema grande che non hanno potuto risolvere in questo lasso di tempo.
Le cosiddette “Sanctuary Cities”, hanno troppi senzatetto e immigrati illegali e i governatori, in molti casi, non sono stati in grado di poter gestire l’emergenza Covid19 anche per loro (clamorosa l’immagine di Las Vegas e il parcheggio attrezzato con sacchi a pelo distanziati per i senzatetto che ha fatto il giro del mondo). Inoltre, sembra che il Covid19 colpisca maggiormente Latinos e Afroamericani, creando quell’ulteriore gap che tanto crea problemi nella gestione di una popolazione multietnica, tanto da dover chiedere ad un componente della Task force medica, Jerome Adams – Vice Admiral e surgeon General, afroamericano – di far un appello con linguaggio meno formale e più diretto alla sua comunità, per poter coinvolgerli e chiedere di collaborare seguendo le direttive presidenziali, suscitando anche qualche critica da parte della stampa per il linguaggio utilizzato, definito “da ghetto”.

Le previsioni erano delle più devastanti ma, evidentemente le misure prese hanno funzionato e si sta assistendo ad una mitigazione della curva. Questa situazione ha portato Trump a delegare, con grande piacere, ai Governatori (che evocavano a gran voce la loro indipendenza gestionale), la riapertura in anticipo, rispetto alle previsioni degli esperti, liberandosi furbamente da una decisione scomoda che avrebbe potuto creare danno in caso di aumento dei contagi e di fallimento della mitigazione. Stati Uniti 2- China Virus 1.
Inoltre, Trump non aveva proprio digerito il fatto di essere stato costretto a dichiarare lo Stato di Emergenza Nazionale in un momento in cui l’economia era vincente e serviva per vincere le elezioni. Pur non potendo, ancora, sventolare la sua bandiera della vittoria a discapito del suo avversario Biden, ha cominciato a togliersi i primi sassolini dalle scarpe con la Cina e OMS. Considerando, poi, gli ultimi rumors d’intelligence in cui si asserisce che il virus possa essere fuggito dal laboratorio biotech militare di Wuhan; di sicuro la Cina ha mentito al mondo intero circa la lentezza e la pochezza della veicolazione delle informazioni circa il Covid 19. Almeno su questi punti non gli si può dare così tanto torto al Presidente americano.

 

di Francesca De Biase

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