
Caldo record? “Rinnoviamoci”
Tra le tante riflessioni, spesso eluse, che questo caldo record ci ha fatto sollevare, ce n’è una che meriterebbe particolare attenzione, quella del consumo energetico. Come è facile intuire, quest’estate il consumo di energia elettrica è salito alle stelle. Tralasciando il devastante impatto ambientale dei nostri condizionatori (freschi dentro, milioni di asciugacapelli contemporaneamente accesi nelle strade), occorre farci qualche domanda su come vogliamo affrontare il cambiamento climatico ormai in corso, possibilmente senza continuare a danneggiare il nostro habitat naturale. Discorsi semplici, comprensibili, almeno in teoria.
Gli osservatori evidenziano che in Italia siamo ancora parecchio indietro sulle energie rinnovabili. Mentre vengono fissati gli step entro il 2030, sembra che si faccia di tutto per non raggiungere gli obiettivi. Attualmente, secondo i dati di Terna, società che gestisce la nostra rete elettrica nazionale, lo scorso agosto la domanda di energia è salita del +16,5% rispetto al 2025 ed è stata soddisfatta solo per il 41,4% da energie rinnovabili, il 44,3% da quelle non rinnovabili mentre il restante 14,3% è stato coperto con fonti importate dall’estero (+25,2% rispetto allo scorso anno).
Come sottolinea Luca Aterini su Greenreport, in Italia la strada per le rinnovabili è in stallo. Basta leggere i numeri del rapporto pubblicato di recente dal Ministero dell’Ambiente: attualmente, in termini di consumi energetici lordi, le rinnovabili coprono solo il 20% del fabbisogno nazionale, ben al di sotto del valore richiesto dalle normative europee per il 2030, dapprima fissato al 39,4% e ora al 42,5%.
La sensazione è che il governo in carica non stia dando massima priorità al tema delle rinnovabili e ciò si traduce nell’estrema lentezza delle istallazioni di nuovi impianti. Nonostante le direttive UE, infatti, già ad inizio anno si ravvisava che solo 8 regioni stavano tenendo il passo con gli obiettivi fissati per il 2030. La maglia nera resta alla Sardegna, mentre tra le regioni del Centro Nord solo la Toscana risulta avere un saldo particolarmente negativo.
A livello climatico, ambientale, idrico, stanno aumentando le sfide del nostro vivere quotidiano in sicurezza. Dobbiamo (non solo) adattarci e prendere soprattutto le giuste contromisure; occorre prenderne prima di tutto consapevolezza, dal basso, a livello d’opinione pubblica. Sbuffare davanti a un ventilatore non risolverà il problema. Solo dal basso possiamo spingere i governanti di turno verso scelte davvero concrete e, soprattutto, deviarle da quelle dannose. Basta fornire un dato: l’attuale governo continua disperatamente a trivellare il suolo italiano, alla ricerca di gas e petrolio inesistenti o tuttalpiù irrisori; al contempo, tiene fermi numerosi impianti di energia rinnovabile per un valore potenziale di 13 GW, inspiegabilmente.
Il governo si difende come può, rivendicando un aumento del 40% di energia rinnovabile nei quattro anni di mandato appena trascorsi. L’aumento c’è, è evidente, perché lo richiedono i tempi, non solo le normative europee. Ma come al solito l’Italia fatica a tenere il passo degli altri paesi del Vecchio Continente, le risorse vengono deviate altrove, si prende e si perde tempo, c’è poca convinzione, se non un malcelato scetticismo, verso le politiche ambientali. Non ci resta che insistere, informare, sensibilizzare, sempre col solito monito: non aspettiamo l’irreparabile per provare a mettere a posto le cose.
Il Direttore Editoriale
Matteo Picconi
