GenZ, la generazione che vuole un altro futuro

GenZ, la generazione che vuole un altro futuro

Secondo il “GenZ intelligence Report” e il rapporto del IWG la nuova schiera di giovani lavoratori sta già scompaginando il mondo del lavoro, con tendenze e obiettivi che nel giro di pochi anni cambieranno il mercato occupazionale: maggiore tempo libero, utilizzo delle nuove tecnologie, una flessibilità più vicina all’esigenze del lavoratore. Dopo anni caratterizzati da precarizzazione, salari ai minimi standard europei e insicurezza, i ragazzi della GenZ sono pronti a ritagliarsi un futuro migliore

di Matteo Picconi

Sono i nati tra il 1997 e il 2012, alcuni di loro sono già entrati a pieno titolo nel mondo del lavoro e hanno incominciato a influenzarlo. Sembra proprio che sia la GenZ, insomma, la generazione destinata a segnare una svolta sociale e culturale, tanto nei diversi settori lavorativi quanto nella società. Non è un caso che questa fascia generazionale sia da anni oggetto di studio e monitoraggio da parte degli esperti, sia in ambito sociologico che socioeconomico.

L’osservatorio “GenZ Intelligence Survey” nasce proprio da questa esigenza. Pubblicato il primo di quattro report annuali lo scorso 15 settembre, lo studio è stato realizzato da Ricerche e studi Il Sole24ore e WTW: «Il mondo del lavoro è cambiato radicalmente negli ultimi due anni – si legge nella descrizione del report – Le conseguenze della pandemia di COVID-19 hanno rappresentato un catalizzatore di cambiamenti che ha portato a una fase di carenza di personale (la cosiddetta “grande dimissione”), in cui i lavoratori hanno ricercato una maggiore autonomia, con richieste crescenti di flessibilità e il desiderio di sicurezza nei compensi complessivi».

Secondo l’osservatorio, questo cambiamento è ravvisabile proprio nella condotta dei lavoratori più giovani, quella appartenenti alla GenZ, che hanno idee molto chiare su come impostare la propria carriera e il proprio futuro professionale. Riprendendo l’introduzione: «Abbiamo avviato nel 2024 un processo di ascolto rivolto ad una community certificata di oltre 800.000 studenti italiani di età compresa tra i 16 ed i 26 anni. Considerata la dinamica con la quale le preferenze del target si evolvono, la GenZ Survey è un processo “always on” reiterato ogni trimestre ed integrato con le nostre survey globali rivolte ai dipendenti».

Equilibrio work-life

In molti ricorderanno la Legge Biagi del 2003 e la tragedia che coinvolse l’economista bolognese, ucciso dalle ultime Brigate Rosse nel marzo del 2002. Mirante a rendere il mercato del lavoro più flessibile ed efficiente, a ridurre il tasso di disoccupazione e a favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, sul lungo termine è innegabile che la Legge Biagi abbia contribuito a indebolire le posizioni contrattuali dei lavoratori a favore dell’aziende. Contratti a progetto, a intermittenza, occasionali… milioni di italiani negli ultimi due decenni hanno impattato con una precarietà e un’incertezza nel futuro che le nuove generazioni probabilmente rifiutano in partenza.

Quasi sorprendono le priorità della GenZ relativamente alle prospettive lavorative: stando ai risultati del report, prima ancora della stabilità-sicurezza dell’occupazione (47,6%) e di una retribuzione più alta (39,6%), i giovani d’oggi rivendicano maggiore tempo libero o, più precisamente, il giusto equilibrio tra attività lavorativa e vita privata (60,4%).

«Secondo le prime evidenze emerse dalla ricerca – si legge sul portale online MediaKey in un articolo pubblicato lo scorso 15 settembre – un giovane su due (il 52%) lascerebbe l’azienda se sottoposto a carichi di lavoro insostenibili. La percentuale, analoga a quella di chi abbandonerebbe il lavoro in caso di retribuzione poco competitiva (54%), conferma ancora una volta come il fattore premiante per le aziende che devono catturare e trattenere giovani talenti sia quello di garantire un corretto rapporto tra retribuzione, attività richieste ed equilibrio vita/lavoro. Infatti, il benefit più richiesto è il tempo libero».

Le risposte degli intervistati devono far riflettere. Non sono più i “figli del benessere” di qualche anno fa, conoscono bene il mondo che gli si prospetta; molti di loro hanno…

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