Overshootday

Overshootday… no, non è il titolo del prossimo film apocalittico in uscita nelle sale cinematografiche… Il giorno di overshoot di un Paese è la data in cui cadrebbe l’Earth Overshoot Day se tutta l’umanità consumasse come le persone di quel Paese. Per quanto ci riguarda, abbiamo appena superato metà anno e, se tutta la popolazione mondiale si comportasse come gli italiani, avremmo già finito le risorse della Terra a disposizione per l’anno in corso.

Questo evento sottolinea l’importanza di compiere scelte sostenibili e responsabili (abitudini alimentari a basso impatto ambientale, la riduzione del consumo di energia, il riciclaggio e la scelta di prodotti sostenibili) per ridurre l’impatto ambientale e arginare gli effetti del cambiamento climatico. Un nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente invita i governi a impegnarsi di più per diminuire l’inquinamento da plastica entro il 2040 dell’80%.

Il mondo, dalla sua nascita fino a oggi, ha attraversato importanti cambiamenti climatici. Aumenti e cali delle temperature repentini. I negazionisti dell’emergenza climatica si appoggiano a questa tesi per affermare che i “seguaci” di Greta Thunberg, scienziati e attivisti per il clima, sono solo meri allarmisti.

Tuttavia, recenti studi scientifici smentiscono tali posizioni. I cambiamenti climatici attuali sono diversi da quelli del passato. Per questo dovremmo agire. E dovremmo farlo in fretta. Quand’è che inizieremo a prendere sul serio il problema ambientale? Forse quando non ci saranno più ghiacciai pronti a rifornirci di acqua? Quando cominceranno a svanire intere zone costiere per l’innalzamento degli oceani’? Quando ricominceremo a raccogliere l’acqua piovana (si pensi solo alla Cisterna Basilica di Istanbul, costruita dall’imperatore Giustiniano I, in grado di contenere 80mila metri cubici di acqua piovana) per poi utilizzarla nei periodi di siccità? I dissalatori disseminati in molti Paesi del mondo, sono la scelta ecologica giusta? Il problema dell’esaurimento delle falde acquifere è probabilmente uno dei più pressanti: un recente studio della NASA ha mostrato come la maggior parte delle fonti d’acqua venga prosciugata più rapidamente di quanto il ciclo idrologico riesca a rifornirla. «Delle principali 37 falde acquifere del mondo, 21 si stanno riducendo: dall’India alla Cina, fino agli Stati Uniti e alla Francia – riporta la BBC – Il bacino del Gange in India sta scendendo di 6,31 centimetri ogni anno, a causa dell’utilizzo per la popolazione e per l’irrigazione».

L’acqua presente sulla Terra non può finire. Ma lo stesso non si può dire, quindi, dell’acqua necessaria a sostenere la vita umana e non solo. Se una risorsa è preziosa, bisogna saperla sfruttare al meglio. Perché non creiamo le così dette “città spugna” dei cinesi o impostiamo delle nuove golene per contenere i fiumi? Perché non prendiamo in considerazione l’irrigazione a goccia, attraverso la quale l’acqua viene portata direttamente alle radici della pianta nella quantità necessaria affinché questa cresca e si sviluppi quindi con un risparmio che, secondo i dati forniti da Netafim (la società che ha brevettato questa tecnologia), può andare dal 25% al 75% e un incremento delle produzioni del 15%? Perché non abbiamo ancora un piano di adattamento ai cambiamenti climatici ma solo una bozza sottoposta a continue revisioni?

I perché sono tanti e li analizzeremo insieme nel corso di questa nuova gestione di Dossier Sicurezza.

Concludo salutando il Direttore in uscita Leandro Abeille, ringraziandolo per il lavoro svolto fino ad oggi, al quale auguro ogni successo e soddisfazione.

La Direttrice Responsabile
Veronica Rodorigo

 

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