Gli “Anti Green Deal”

Gli “Anti Green Deal”

Le elezioni europee non hanno sancito solo l’avanzata delle destre (quelle “destre destre”, per dirla come alcuni media italiani) ma sembra che stiano nuovamente allontanando le politiche comunitarie e nazionali da un obiettivo importante, irrinunciabile, ossia quello della transizione ecologica. Una “deviazione” per certi versi inevitabile, dato che in queste settimane nel Vecchio Continente (e soprattutto nel nostro Paese) siamo immersi in un dibattito che ci riporta indietro di oltre 70 anni, tra spettri ed eredità verso cui non riusciamo proprio a liberarci; una deviazione, però, anche voluta, cercata, strumentalizzata ad arte: per il nostro governo, ad esempio, gli appelli e gli allarmi di natura ecologica-ambientale non sono poi così prioritari, anzi, talvolta sono stati definiti come “eco-follie”.

È ormai un dato di fatto che le politiche delle “destre destre” europee non prendano seriamente in considerazione il problema del cambiamento climatico che, inoltre, non dovrebbe essere neanche un tema di carattere politico-ideologico. Non ci sono soltanto le “solite” realtà, i movimenti ambientalisti ed extraparlamentari, a denunciare l’emergenza climatica. Di recente, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) ha messo in guardia i governi di tutto il globo sulla preoccupante fusione della criosfera «visti gli impatti crescenti della diminuzione del ghiaccio marino, dello scioglimento dei ghiacciai, delle calotte glaciali, del permafrost e della neve sull’innalzamento del livello del mare, e dei rischi legati all’acqua e alla sicurezza idrica, sulle economie e gli ecosistemi».

L’agenzia delle Nazioni Unite ha inoltre stilato un tragico bilancio che conta oltre 12mila disastri meteorologici tra il 1970 e il 2021. Il dato è impietoso: in 50 anni si contano 2 milioni di morti e danni per circa 4.300 miliardi di dollari. Fornendo un dato tutto italiano, Legambiente ha di recente pubblicato i dati del rapporto realizzato dall’Osservatorio CittàClima: dal 2010 ad oggi, in Italia si sono verificati 1.674 eventi estremi, uno ogni tre giorni. Le previsioni non sono più rosee: la già citata WMO ha previsto che i prossimi quattro anni (2023 già compreso) saranno i più caldi di sempre.

Alluvioni, temporali, temperature molto elevate sono solo le prime avvisaglie di un’estate difficile. E questo solo limitandoci alla Penisola. Se si vuole dare spazio all’immaginazione, se si vuole dare una triste anticipazione di cosa ci aspetta se non si porrà presto un freno al riscaldamento atmosferico, si può portare ad esempio una tragedia tutt’altro che immaginaria: la strage dei pellegrini alla Mecca, oltre mille morti per caldo. È velleitario accusare solo le autorità saudite o le organizzazioni turistiche: quelle strade sono percorse da secoli (se non da millenni) e quei 52 gradi centigradi sono un’anomalia che non può essere ignorata.

Ma tutto questo non basta. Sono “eco-folli” gli attivisti, sono “eco-folli” quei pochi parlamentari che si ostinano a mettere in agenda la questione climatica. L’auspicio è che tra i primi e i secondi possa cementarsi quel rapporto di solidarietà e cooperazione che è storicamente mancato al mondo delle sinistre. Quanto agli “Anti Green Deal” il problema è chiaro: le risorse da destinare alla transizione verde sono le stesse che alimentano i mercati dell’oro nero e delle armi. Viene da sorridere come negli USA importanti studiosi parlino ormai da tempo di “fascismo climatico”: evidentemente le querele per questa diffamante accusa non raggiungono agevolmente l’altra sponda dell’Atlantico…

Una volta le istanze eco-ambientali venivano scientificamente ignorate, rimandate; ora sono addirittura derise, osteggiate e condannate, anche legalmente. Mobilitarsi a favore del nostro più grande bene comune, la Terra, sarebbe dunque un crimine, una faziosità, un estremismo… un po’ come dichiararsi al giorno d’oggi democraticamente e costituzionalmente antifascisti in Italia. Una altra “follia” che vale ancora la pena perseguire.

Il Direttore Editoriale
Matteo Picconi

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