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Del seguente articolo:

Aprile-Luglio/2018 - Articoli vari
La fotografia dell'Italia nei primi mesi dell'anno: l'economia non progredisce
Italia a rilento nel 2018, tanti altri Paesi in Europa fanno meglio di noi , ci ha superato anche la Grecia
Ugo Rodorigo

Nel resoconto settimanale del Centro Studi della CGIA di Mestre che analizza periodicamente la situazione economica italiana traspare una certa amarezza. Sebbene il peggio sia alle nostre spalle, la ripresa economica consolidatasi nel 2017 (+ 1,5 per cento circa) rischia di affievolirsi già a partire da quest´anno.
Secondo l´Ufficio studi della CGIA, infatti, gli ultimi dati di previsione elaborati dalla Commissione europea per il 2018 sono molto indicativi: il nostro Pil reale è destinato ad aumentare dell´1,3 per cento.
Tra tutti i 27 paesi Ue monitorati, nessuno conseguirà una crescita più contenuta della nostra.
La Grecia, ad esempio, che solitamente è il fanalino di coda europeo, quest´anno aumenterà la propria ricchezza del 2,5 per cento, mentre la Francia segnerà il +1,7 per cento, la Germania il +2,1 per cento e la Spagna il +2,5 per cento..
E anche i consumi delle nostre famiglie (+1,1 per cento) e quelli della Pubblica amministrazione (+ 0,3 per cento) registreranno le variazioni di crescita tra le più mediocri in tutta l´Unione Europea.
Un risultato molto preoccupante, visto che la somma dei valori economici di queste due componenti costituisce l´80 per cento circa del nostro reddito nazionale totale.
In materia di tasse, invece, sono previste delle novità positive. "Al netto di eventuali manovre correttive e degli effetti economici del cosiddetto bonus Renzi – sottolinea il coordinatore dell´Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – stimiamo che la pressione fiscale generale sia destinata a scendere al 42,1 per cento: 0,5 punti in meno rispetto al dato 2017. Prosegue, quindi, la discesa iniziata nel 2014.
Il risultato del 2018, comunque, sarà ottenuto grazie al trend positivo del Pil nominale che aumenterà di oltre 3 punti percentuali e non a seguito di una contrazione del gettito fiscale che, invece, salirà del 2 per cento.
Se il Governo Gentiloni non avesse fatto slittare sia l´introduzione dell´imposta sui redditi sulle società di persone e imprese individuali sia la cancellazione degli studi di settore, il carico fiscale generale avrebbe subito una contrazione decisamente superiore, soprattutto a vantaggio delle piccole e micro imprese".
La CGIA sottolinea inoltre che il livello di crescita raggiunto nel 2017 è lo stesso di quello che registravamo nel 2003 e, per recuperare la situazione ante crisi (2007) le previsioni di crescita elaborate da Prometeia ci dicono che dovremo attendere il 2022-23. Se per le esportazioni abbiamo recuperato il livello pre crisi già nel 2014, per "colmare" i consumi delle famiglie e gli investimenti (pubblici e privati) persi in questi 10 anni di crisi dovremo invece attendere rispettivamente il 2019-20 e il 2030”.
Sul fronte del lavoro, infine, la Commissione europea stima il tasso di disoccupazione in discesa al 10,9 per cento, mentre il numero degli occupati dovrebbe salire di 0,9 punti percentuali.
A livello regionale i dati previsionali ci dicono che nel 2018 il Veneto è destinato a guidare la classifica della crescita del Pil (+1,6 per cento).
Al secondo posto scorgiamo l´Emilia Romagna e la Lombardia (+1,5 per cento) e in quarta posizione il Friuli Venezia Giulia (+1,4 per cento).
"Grazie all´export, al consolidamento dell´industria che trarrà un deciso vantaggio dal forte aumento degli investimenti produttivi in atto e alla ulteriore crescita delle presenze turistiche – conclude Zabeo - il Veneto torna ad essere la locomotiva del Paese, anche se la velocità di crociera risulta sensibilmente inferiore a quella che registravamo fino alla metà degli anni 2000 quando contendevamo alla Baviera e al Baden-Württemberg la leadership dell´area manifatturiera più avanzata d´Europa. Purtroppo, le ferite inferte dalla crisi in questi ultimi anni si fanno ancora sentire".
Rispetto a 10 anni fa, infine, solo la provincia di Bolzano (+12 per cento) e la Lombardia (+0,4 per cento) hanno recuperato il terreno perduto in questi ultimi 10 anni di crisi economica.
Tutte le altre realtà territoriali, invece, presentano dei risultati che sono ancora preceduti dal segno meno.


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