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Del seguente articolo:

Aprile-Luglio/2018 - Articoli vari
Francesco Tagliente, capo del Nucleo Volanti di Roma nel 1978 , ricorda il sequestro di Aldo Moro, i martiri degli anni di piombo e le famiglie che hanno perso i loro cari per la nostra Democrazia
Giulia Nemiz Gregory

Sono ricordi difficili quelli del Capitano “Nucleo Volanti” di Roma, che negli anni passati è stato poi nominato Questore a Roma e, successivamente, Prefetto a Pisa. In merito alla recente ricostruzione televisiva degli eventi del rapimento, è stato intervistato dal Notiziario televisivo ‘Dentro la notizia’ di “Italia 7’.
In quei difficili e complessi giorni di ricerca, Francesco Tagliente dirigeva il Nucleo Volanti di Roma e, la notte precedente la strage di via Fani, lui e i suoi uomini avevano appena concluso il turno ‘smontante’.
Parlando non senza difficoltà quel terribile periodo che seguì dalla mattina successiva in poi, Tagliente racconta come il suo reparto, appena si seppe del rapimento e della strage della scorta, si mise a disposizione immediatamente.
Da quel momento, “vennero momenti difficili: la paura era in tutti noi, quando si usciva di casa non si sapeva se saremmo rientrati, qualcuno si era allontanato dall’amministrazione, altri avevano mandato la famiglia nei paesi di provenienza, oppure avevano cambiato nome sul citofono di casa, molti si sentivano dei bersagli mobili ma poi, esorcizzando le paure, pensando ai valori fondanti della nostra Costituzione, il dovere di servire, il dovere di continuare , tutti abbiamo trasformato le paure in determinazione a contrastare quei momenti di violenza”.
“ Oggi – prosegue Tagliente - più che commentare la tragedia preferisco pensare alle vittime, a tutti i familiari delle vittime della violenza in generale. Preferisco riflettere su chi ha gestito il terrore di quegli anni , piuttosto che sentire le voci di quei carnefici che oggi vediamo pontificare nella comunicazione”. “Questa cosa mi indigna, e questo loro atteggiamento, quasi di serenità, di autoassoluzione, mi dà grande sofferenza. Hanno distrutto intere famiglie di persone colpite e uccise in maniera vigliacca nel momento in cui stavano vivendo un loro momento di debolezza, magari stavano uscendo di casa, oppure stavano scendendo in un garage. Colpiti alla schiena”
“Voglio ancora ricordare - conclude il Prefetto - ciò che queste famiglie hanno dato per la nostra Democrazia, i loro cari hanno pagato con il prezzo della vita, e non mi riferisco solamente alle vittime ma, con un inchino, voglio rendere omaggio anche a tutti coloro che sono sopravvissuti agli attentati”


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