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Del seguente articolo:

Giugno-Agosto/2017 - Articoli vari
La complessa situazione delle navi Ong nel salvataggio dei migrandi
La nave‘Iuventa’, ong di bandiera tedesca, fermata a Lampedusa per accertamenti
Giulia Nemiz Gregory

Una inchiesta della Procura di Trapani nata da una segnalazione da personale di sicurezza a bordo della nave Vos Hestia di Save the Children (“dipendendenti da una società terza, non nostri” - ha precisato l'Ong) ha fatto inviare a bordo di quella nave un agente dello SCO (il Servizio Centrale Opertivo della Polizia di Stato) che è rimasto infiltrato per 40 giorni. Questo investigatore ha effettuato indagini, riprese fotografiche e video in mare aperto (in acque non pertinenti alla Libia) sul trasferimento di migranti dalle loro precarie imbarcazioni verso altre solide navi umanitarie che li avrebbero portati a terra verso l’Italia.
É la prima volta che si viene a conoscenza di un infiltrato delle nostre Forze dell’Ordine in un’operazione su una nave di soccorso. Secondo i magistrati, in almeno tre operazioni al largo delle coste libiche, una nave, la “Iuventa” della Jugend Rettet avrebbe accolto a bordo migranti che si trovavano su barconi che non erano sul punto di affondare, facendo pensare a una loro consegna da parte degli scafisti invece che a un salvataggio.
Se ciò fosse stato vero, potrebbe essere stato questo un comportamento irregolare e anche punibile dal codice . Nelle indagini, comunque, i magistrati non hanno rilevato scopi di lucro ma semplicemente motivi umanitari.
É un punto questo, le condizioni dei migranti che vengono salvati in operazioni di soccorso in mare, era già controverso ancor prima che scoppiasse il caso Iuventa. Le Ong sostengono in genere che un barcone stracarico sia sempre a rischio, e le persone a bordo, che sono di conseguenza in pericolo, debbono essere assolutamente portate in salvo.
A fornire prove su questa situazione complessa e poco chiara, è stato appunto l’uomo infiltrato dello SCO, che ha ottenuto di poter essere infiltrato su una nave umanitaria.
L’ipotesi di accusa contro la Iuventa sarebbe quella di avere concordato i soccorsi con gli scafisti e la loro nave Ong, che è stata poi fermata nel porto di Lampedusa, e ora è sotto la sorveglianza del Servizio Centrale Operativo, della Direzione centrale anticrimine della Polizia con l'ausilio della Squadra Mobile di Trapani.
Successivamente, dopo il fermo, la Guardia dia Costiera ha scortato la Ong della Jugend Rettet fino al porto di Trapani dove sono stati posti sotto sequestro i PC di bordo, gli smartphone e i suoi documenti.
L’ipotesi di accusa potrebbe essere relativa a un favoreggiamento (per ora non comprovato) dell'immigrazione clandestina. Si indaga su eventuali contatti tra la ONG e gli scafisti e sembrerebbe che forse i soccorsi potrebbero essere stati programmati con anticipo. Al momento, però, non sono emersi collegamenti tra l'equipaggio - già sentito dagli inquirenti - e i trafficanti libici e nessuna delle persone imbarcate è indagata per associazione a delinquere.
I legali della ONG: faremo ricorso
Mentre su Twitter la ONG della Iuventa ha scritto un messaggio di rammarico per l'interruzione delle operazioni, “per noi il salvataggio di vite umane è e sarà la priorità e ci dispiace non poter operare nella zona di ricerca e salvataggio in questo momento. Non vogliamo fare alcuna ipotesi, per questo stiamo raccogliendo informazioni a tutti i livelli" e i suoi legali stanno mettendo a punto la strategia difensiva.
Ma una cosa è certa, dicono, "faremo ricorso al tribunale del Riesame di Trapani contro il sequestro". Lo ha fatto sapere l'avvocato Leonardo Marino, nominato difensore dal legale rappresentante dell'associazione umanitaria.
La nave Iuventa è un vecchio peschereccio comprato grazie a risparmi e donazioni dai ragazzi di Jugend Rettet, ma era troppo piccola (rispetto ad esempio a quelle di ‘MSF’ e ‘Save the Children’, per fare la spola fino alle coste italiane. Il suo lavoro, principalmente, consisteva nello stare al largo, soccorrere i migranti e trasferirli poi su altre navi perché li portassero sulla terraferma.
Nel frattempo, alcune Ong, tipo la ‘Sea Eye’ che ha deciso di sottoscrivere le regole del Ministero dell'Interno, come pure hanno fatto la ‘Moas’ e ‘Proactiva Open Arms’. "Chiedo a tutti di aderire all'iniziativa (il codice di condotta in mare per l’assistenza ai migranti), e mi spiace che alcune Ong abbiano scelto di non firmare - ha detto il commissario europeo a Migrazione e Affari interni Dimitris Avramopoulos - dobbiamo lavorare tutti assieme per smantellare il modello di business dei trafficanti ed evitare le morti dei migranti".
Il modo di operare della Iuventa al largo nel Mediterraneo potrebbe essere sembrato una condotta abituale, secondo i magistrarti di Trapani che hanno avviato l’inchiesta.
Il magistrato ha spiegato che si indaga su alcuni episodi specifici, anche se ve ne sono altri che farebbero ritenere come abituale la condotta dell'equipaggio in ordine al reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Ma non quello dell'associazione a delinquere perché si parlerebbe solo di accordi in ordine a questi episodi. Si procede contro ignoti perché l'equipaggio cambia spesso e quindi occorrono accertamenti ulteriori.
I controlli sono stati eseguiti da alcuni agenti e dal tenente di vascello Paolo Monaco, Comandante della capitaneria di porto di Lampedusa, che ha effettuato accertamenti sui documenti della nave e dell'equipaggio.


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