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Del seguente articolo:

settembre-dicembre/2007 - Croce Rossa Italiana
Dal 1866 al 2007: i 141 anni di storia del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana
Claudio De Felici*

La Croce Rossa Italiana, in derivazione dalle Convenzioni e Risoluzioni internazionali cui fin dalla nascita l'Italia ha aderito, nonché per effetto delle leggi esistenti nel nostro paese, è stata sempre interessata agli interventi in situazioni di emergenza sia per eventi bellici che nei casi di calamità pubbliche

L'attribuzione di tali compiti di emergenza in pace ed in guerra, allo stato attuale, deriva dal disposto dell'articolo 2 del D.P.R. 31 luglio 1980, n. 613, relativo al riordinamento della C.R.I. nonché dall'articolo 2, lettera a) del D.C.P.S. 13 novembre 1947 n. 1256, che detta le norme per i compiti della C.R.I. in tempo di pace.
La Croce Rossa Italiana dispone tra le sue componenti, con facoltà di impiegarlo per l'assolvimento dei compiti di emergenza del tempo di pace e del tempo di guerra, di un proprio Corpo dei servizi cui è destinato il Corpo Militare C.R.I. nonché il conseguente impiego, sono determinati dai competenti organi del Ministereo della Difesa, essendo il Corpo ausiliario delle Forze Armate dello Stato.

Cenni storici

Il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana trae origine dalla disposizione emanata dal Ministro della Guerra il 1 giugno 1866, con la quale il personale delle "Squadriglie di Soccorso", prime formazioni emanate dal Comitato Milanese per il soccorso ai malati e feriti in guerra, poi trasformatosi in Croce Rossa Italiana, veniva assoggettato alla disciplina militare con adozione della uniforme ed equiparazione gerarchica ai gradi dell'Esercito.
Primo effetto del provvedimento fu l'ulteriore disposizione dello Stato Maggiore che, in data 2 luglio 1866, assegnò le "Squadriglie di Soccorso" per l'impiego alle dipendenze rispettivamente del 1° e del 5° Corpo d'Armata, con i quali presero parte alla 3^ Guerra di Indipendenza.
Nella battaglia di Custoza le Squadriglie subirono il "battesimo del fuoco"; furono impiegate anche nella battaglia di Lissa (1866), nei combattimenti di Mentana (1867) e nella presa di Roma (1870).

La partecipazione alle operazioni di guerra

Unità sanitarie militari mobilitate del Corpo, sempre più tecnicamente efficienti e sempre più numerose, presero parte alla Campagna Coloniale di Eritrea (1895) partecipando a tutte le relative operazioni belliche. Nelle tragiche giornate di Adua vennero completamente distrutte le ambulanze attendate n. 2 e n. 3.
La Guerra Italo-Turca in Libia (1911) ha visto una notevole partecipazione dei militari CRI, che operando in Tripolitania e in Cirenaica, furono in diverse circostanze chiamati a difendere dalla furia degli attaccanti le proprie unità ed i feriti ivi ricoverati. L'ospedale attendato n. 53, incorporato nel corpo di spedizione del Generale Ameglio, prese parte allo sbarco che portò all'occupazione di Rodi.
Per le grandi benemerenze acquisite durante la campagna di guerra in Libia (1911-1912) è stata concessa al Corpo la Medaglia d'Argento al Valor Militare e ben sei ambulanze attendate (numeri 19, 24, 47, 57, 62, 64) ricevettero l'Encomio Solenne.
Imponente è stata la partecipazione operativa del Corpo nel corso della Prima Guerra Mondiale (1915-1918), con una forza di circa 12.000 uomini suddivisi in 1163 Ufficiali medici, 427 Ufficiali commissari e contabili, 165 Ufficiali farmacisti, 273 Ufficiali automobilisti, 157 cappellani e 9.800 tra Sottufficiali, graduati e tppa.
Il dispiegamento delle formazioni militari mobilitabili C.R.I., operanti alle dipendenze del Comando Supremo, ammontano a 68 ospedali da guerra attendati, 3 ospedali chirurgici mobili, 31 posti di soccorso, 25 treni ospedale, 32 ambulanze attendate da montagna, 7 ambulanze radiologiche, 4 sezioni di sanità e 1 di stomatologia. Nell'adempimento della missione da parte dei militi CRI il Governo concedette la Medaglia d'Argento al Valor Militare e la Medaglia d'Oro al Merito della Sanità Pubblica, per l'organizzazione dei servizi sanitari presso l'Esercito combattente e per la fervida attività nella difesa sociale contro la tubercolosi e la malaria.
Al termine della prima guerra mondiale con Regio Decreto 17 dicembre 1920, n. 1474, su proposta del Ministro della Guerra venne concesso alla C.R.I. il Labaro, contestualmente all'adozione di analoga insegna conferita ad Armi, Corpi e Reparti del Regio Esercito, allo scopo di "poter degnamente ricevere le ricompense al valor militare". Il Labaro, di modello analogo attribuito nella stessa circostanza al Corpo Sanitario del Regio Esercito, venne consegnato in forma solenne nel corso di due cerimonie che si tennero il 3 e 4 novembre 1920, alla presenza del Re e della Regina d'Italia, nel cortile del Quirinale e sull'Altare della Patria in Piazza Venezia, a Roma.
Il Corpo Militare C.R.I. ha partecipato, inoltre, alle operazioni in Africa Orientale (1935-1936).
Nella Guerra d'Etiopia il personale è stato impiegato in ospedali territoriali e nelle navi ospedali, ricevendo un Encomio Solenne per aver confermato le sue nobili tradizioni altamente umanitarie e per essersi prodigato nell'opera di assistenza in favore dei combattenti e delle popolazioni indigene.
A breve distanza di tempo, con l'inizio della Guerra civile spagnola, il Corpo fu ancora chiamato a svolgere la sua missione umanitaria con il contributo di tre ospedali attendati (nn. 031, 071, 075), di un gruppo chirurgico (XII) e di una ambulanza radiologica.
Nel corso della Campagna 1940-1943 il Corpo è stato impegnato nelle operazioni alla frontiera alpina occidentale, a quella greco albanese, alla frontiera italo jugoslava e albanese jugoslava. Ha partecipato, inoltre, alle operazioni in Balcania, in Russia, in Corsica e in tutte le province italiane interessate dall'evento bellico. Il concorso si è articolato con il dispiegamento di 5 ospedali da campo, 6 treni ospedale, 3 navi ospedale, 14 posti soccorso ferroviario, 10 posti soccorso portuale, 20 ospedali 1^ cura e smistamento, 16 ospedali cura specializzata, 2 gruppi poliambulatori attendati, 3 stabilimenti bonifica umana e 2 squadre bonifica zone infette.
Durante la Guerra di Liberazione (1943-1945) nelle operazioni all'atto e subito dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 Unità Militari C.R.I. si prodigarono per il soccorso ai feriti durante i combattimenti per la difesa di Roma e in tutti i presidi che riuscirono ad opporre resistenza all'invasore, prendendo parte alle operazioni per la liberazione della Sardegna.
Furono dispiegati 2 ospedali da campo, 6 ospedali 1^ cura e smistamento, 5 ospedali cura specializzata, 8 posti soccorso ferroviario, 3 posti soccorso portuale, 2 stabilimenti bonifica umana, 1 squadra bonifica zone infette e 11 squadre di pronto soccorso.
Nei Balcani l'armistizio sorprese un gruppo di ospedali da campo della C.R.I. mobilitati e dislocati in Montenegro, con articolazione su tre ospedali attendati i cui resti, dopo giorni di marcia a piedi, si ricongiunsero con la Divisione "Venezia" che unitamente alla "Taurinense" confluirono nella Divisione italiana "Garibaldi", ove fusi con i fanti e gli alpini, operarono al loro fianco durante l'intera campagna nei Balcani fino al termine del conflitto.
In Italia, intanto, formazioni organiche di militari della Croce Rossa nelle quali, come sempre, erano in forza anche le Infermiere Volontarie, venivano impiegate nell'ambito di unità del rinato Esercito, alle dipendenze del Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.), con la 290^ Divisione Italiana e con il 212° Comando Italiano, nonché al seguito della V Armata Americana e della VIII Armata Britannica.
Tutto ciò valse le concessioni della Medaglia di Bronzo al Valor Militare, della Gran Croce al Merito della C.R.I. e della Medaglia d'Oro al Merito della C.R.I. per servizi di guerra, con palma.
Con la partecipazione attiva alla Resistenza, infine, suggellata con l'olocausto alle Fosse Ardeatine di due Ufficiali, il Tenente medico C.R.I. Luigi Pierantoni ed il Sottotenente commissario C.R.I. Guido Costanzi, il Corpo Militare dava alla Resistenza ed alla Guerra di Liberazione un'ulteriore silenziosa prova di valore, di patriottismo e di dedizione ai più alti ideali. I due Ufficiali sono stati decorati con la Medaglia d'Oro al Merito della Croce Rossa Italiana "alla memoria" e sono state intitolate loro le strade adiacenti alla Caserma sede dell'Ispettorato Nazionale del Corpo Militare.

Il contributo umanitario in occasione dei conflitti in paesi esteri
La guerra accesasi nei Balcani (1912) vide la partecipazione di 4 ospedali attendati (nn. 4, 8, 51, 54) inviati in soccorso ai combattenti. Le unità operarono rispettivamente in Serbia, Bulgaria, Montenegro ed in Grecia.
Un ospedale da campo (n. 68) di circa 200 posti letto, rinforzato con un vasto poliambulatorio ed opportunamente potenziato ed attrezzato per il servizio chirurgico, fu inviato nell'ottobre 1951 con le Forze delle Nazioni Unite in Corea e vi rimase dislocato fino al gennaio 1955.
Prestò in zona di operazioni un'opera assai apprezzata, vasta e benefica, riscuotendo la commossa riconoscenza dei coreani e l'elogio vivissimo di tutte le autorità militari alleate e locali.
Al suo Comandante, Generale medico Prof. Fabio Pennacchi, allora Maggiore, fu riservato l'onore di rappresentare l'Italia alla firma dell'armistizio di Panmunjom, che pose fine a quel conflitto, ed a lui successivamente il Presidente degli Stati Uniti concesse la "Medal of Freedom".
A tutto il personale militare C.R.I. il Presidente della Repubblica di Corea concesse la "Presidential Unit Citation", il Governo coreano la Medaglia "Ambassador for Peace" e l'ONU la medaglia di servizio delle Nazioni Unite. La partecipazione a quel conflitto aprì le porte per la successiva ammissione dell'Italia alle Nazioni Unite.
Nel settembre 1960 un ospedale di emergenza (n. 010) da 100 posti letto venne inviato nel Katanga per l'assistenza sanitaria alle forze dell'ONU dislocate nel Congo, esattamente nella zona di Alberthville, dove ha operato fino al maggio 1964. Durante quelle operazioni, il 25 settembre 1961, l'ospedale subì un attacco nemico nel corso del quale cadde eroicamente il caporale Raffaele Soru e alcuni militari C.R.I. vennero catturati e successivamente liberati dalle truppe delle Nazioni Unite. Nel 2003 l'ONU ha conferito alla memoria del caporale C.R.I. Raffaele Soru, deceduto durante le operazioni per il mantenimento della pace nel Congo, la Medaglia d'Oro al Valor Militare ed una medaglia commemorativa denominata "Dag Hammarskjold Medal", dell'omonimo statista svedese già Vicesegretario generale dell'ONU e Premio Nobel per la pace. Inoltre, il 22 aprile 2006, sempre in memoria del Caporale Soru, è stata intitolata a suo nome una strada nel comune di Siapiccia, in provincia di Oristano, suo paese natale.
La storia più recente, tra la fine del 1989 e l'inizio del 1990, in occasione dei drammatici eventi verificatisi in Romania, ha visto il Corpo Militare impegnato nell'invio dei soccorsi per quelle popolazioni sia tramite autocolonne CRI, sia recapitandoli nel porto di Costanza nel Mar Nero a mezzo della Nave San Marco, messa a disposizione dalla Marina Militare.
A partire dall'agosto del 1993, nel contesto del feroce conflitto bosniaco, il Corpo ha schierato d'urgenza nell'Aeroporto di Falconara (Ancona), su disposizione del Governo italiano, un centro di soccorso sanitario imperniato sull'ospedale da campo n. 68. L'unità, eretta su moduli prefabbricati ripiegabili, era dotata di strumentazione tecnico sanitaria d'avanguardia, il cui scopo era l'accoglienza e il soccorso ai feriti provenienti dalla ex Jugoslavia, in particolare della Bosnia, e il loro successivo tempestivo smistamento presso ospedali italiani ed esteri. Ottemperando alle richieste dell'ONU, quotidianamente aerei militari di varie nazionalità, con a bordo Ufficiali medici e Sottufficiali infermieri C.R.I., hanno assicurato un ponte aereo decollando da Falconara per recuperare i feriti direttamente da Sarajevo, dove spesso si sono trovati ad operare nel pieno svolgimento di combattimenti. L'ospedale da campo ha continuato il suo impegno operativo fino al 1995.
Nel 1996 personale medico ed infermieristico del Corpo Militare C.R.I. è stato impiegato, a bordo del treno ospedale n. 5, al seguito del convoglio del Reggimento Genio Ferrovieri dell'Esercito Italiano per dare supporto sanitario nell'ambito delle operazioni di bonifica del territorio della Bosnia Erzegovina e per garantire il ritorno alle condizioni di normalità.
Sempre nello stesso anno personale del Corpo Militare ha partecipato al maxi convoglio inviato nei paesi della ex Jugoslavia per consegnare generi di conforto e di prima necessità alle popolazioni sofferenti, attraversando zone ancora interessate da combattimenti tra fazioni locali.
Nel 1999 il Governo italiano, nell'ambito dell'Operazione "Arcobaleno", decise l'invio in Albania di unità sanitarie specializzate del Corpo Militare C.R.I., per lenire le situazioni di grave tormento del popolo kosovaro, a seguito del perdurare di un sanguinoso conflitto etnico.
Nelle vicinanze della città di Kukes venne spiegato il 1° posto medico avanzato per assistere la popolazione civile che, con esodo biblico, discendeva dal valico montano di Morini, a ridosso del confine fra Albania e Kosovo.
Dopo pochi giorni veniva impiantato nel campo "Kukes 1" anche l'ospedale da campo n. 68, su moduli prefabbricati ripiegabili, per fronteggiare l'emergenza sanitaria in atto che diveniva sempre più estesa.
Supporto sanitario veniva anche fornito dalle postazioni sanitarie di pronto soccorso (nn. 4 e 5) del Corpo Militare C.R.I., che di stanza a Kavaje (Albania) furono interessate a dare assistenza sanitaria ai profughi kosovari ospitati momentaneamente nei campi di accoglienza e negli ospedali italiani in loco.
Dal giugno 1999 al marzo 2003 il Corpo ha contribuito alla realizzazione di un programma di interventi in Kosovo, basato su un accordo tra CRI e CIRC che consentiva il recupero della funzionalità di molti ambulatori dell'ospedale civile di Pec.
Nuove e più recenti missioni umanitarie all'estero, richieste dallo Stato Maggiore della Difesa, hanno avuto inizio nell'anno 1999 e si sono protratte fino al 2005 per un supporto sanitario specialistico fornito al contingente ONU impegnato in Eritrea nella missione "UNMEE".
Sempre dal 1999 a tutt'oggi, personale medico è impegnato nelle missioni "ISAF" ed "Enduring Freedom" ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti.
Personale medico ed infermieristico del Corpo Militare C.R.I. ha operato dall'aprile al settembre 2003 presso l'ospedale attendato di Bagdad, gestito dalla Croce Rossa Italiana e finanziato dal Ministero degli Affari Esteri, che ha fornito aiuto e assistenza alle popolazioni dell'Iraq già al termine delle operazioni belliche. Successivamente dall'ottobre 2003 al dicembre 2005 le attrezzature ed il personale tutto sono stati trasferiti presso la struttura fissa del "Medical City Center", sempre nella capitale irachena.
Contestualmente, nel contingente delle Forze Armate italiane inviato nell'ambito dell'Operazione "Antica Babilonia", ha operato nei pressi di Nassiriya il moderno e nuovissimo nucleo chirurgico su moduli abbattibili per garantire il supporto sanitario al contingente tutto e alla popolazione civile.

Il concorso in occasione dei grandi eventi sportivi internazionali

Il primo concorso del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana relativo all'assistenza sanitaria nella circostanza di grandi eventi sportivi ha avuto luogo in occasione dei VII Giochi Olimpici Invernali disputatisi a Cortina d'Ampezzo nel 1956. A seguire, nel 1960, estesissimo fu l'impiego per le Olimpiadi di Roma, allorché il Corpo intervenne con un raggruppamento sanitario mobile su due gruppi. Anche in occasione dei Campionati Mondiali di Calcio "Italia '90", disputatisi nei più importanti stadi italiani, notevole è stato l'intervento con l'impiego massiccio di personale e strutture sanitarie.
Da allora il contributo è proseguito attraverso tutti i più grandi eventi sportivi internazionali che hanno avuto corso in Italia, dai Campionati Mondiali di Atletica Leggera, disputatisi a Roma nel 1987, al Campionato italiano e delle Coppe europee di calcio, alle regate veliche internazionali, alle maratone e alle altre corse podistiche, fino alle recenti Olimpiadi Invernali di Torino 2006 ed ai Campionati Mondiali Master di Atletica Leggera del settembre 2007.

Gli interventi di soccorso per pubbliche calamità

Anche in tempo di pace il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana è stato impiegato in numerosissimi eventi di emergenza e pubbliche calamità. Dal terremoto di Ischia nel 1883, all'epidemia di peste a Napoli nel 1901, ai terremoti in Calabria e in Sicilia nel 1905 e nel 1908 (il cui secondo intervento fece ottenere la Medaglia d'Oro per i Benemeriti del terremoto calabro-siculo, concessa il 5 giugno 1910), all'inondazione del Veneto nel 1907, al nubifragio di Ischia e Salerno nel 1910, alla campagna anticolerica in Puglia nel 1910-1911, al terremoto della Marsica del gennaio 1915 (che fruttò la Medaglia d'Oro per i Benemeriti del terremoto della Marsica, concessa l'8 marzo 1917) all'incendio di Smirne e alla tremenda carestia di Russia nel 1922, ai soccorsi in Albania nel 1924 e 1930, al terremoto del Monte Amiata nel 1926, ripetutosi nel 1948, a quello del Vulture nel 1930, all'alluvione del Tevere (la cui opera valse la Medaglia di Bronzo al Valor Civile, concessa il 26 ottobre 1939), al terremoto del 1948 verificatosi nelle province di Arezzo, Grosseto, Perugia e Foggia e a quelli che nel 1950 hanno colpito le province di Livorno, L'Aquila e Rieti.
Il Corpo Militare C.R.I. è stato inoltre impiegato nel campo della lotta antimalarica nell'Agro Pontino, con la responsabilità di costituire e far funzionare formazioni per l'assistenza sanitaria, nel corso delle operazioni per la bonifica che portarono alla realizzazione delle nuove città di Latina (Littoria), Pomezia ed Aprilia. Ospedali di emergenza furono istituiti nel 1955 ad Eboli per l'alluvione del salernitano e nel 1957 a Borsea di Rovigo, per contribuire all'assistenza sanitaria alle popolazioni del Polesine, colpite dall'alluvione. Per tali interventi è stata concessa, il 28 maggio 1956, la Medaglia d'Oro al Valor Civile. Nel settembre del 1959 il Corpo Militare interveniva con tutte le sue attrezzature in soccorso della popolazione marchigiana funestata da una violentissima alluvione.
Nel 1960, in favore dei terremotati di Roccamonfina, istituiva un centro attendato di ricovero e soccorso, provvedendo alle immediate necessità di quelle popolazioni. Durante l'alluvione del Po nella zona del Polesine, il Corpo provvedeva all'opera di soccorso mediante l'istituzione di infermerie attendate a Cotogno e Norge Polesine.
Nell'agosto del 1962 in seguito al violento terremoto che colpì il Sannio e l'Irpinia, il Corpo inviò soccorsi per la prima assistenza, facendo affluire nella zona colpita varie unità da campo.
Nell'ottobre del 1963 la tracimazione della diga a sbarramento dell'alto Piave, avvenuta per il distacco di una porzione del monte Tot, investì le popolazioni della zona del Vajont. L'intervento dei soccorsi fu massiccio per alleviare le conseguenze dell'immane disastro e portò al conferimento della Medaglia di Bronzo al Merito Civile, concessa il 15 maggio 1964, e della Gran Croce al Merito della C.R.I..
Anche in occasione dell'alluvione dell'Arno, nel novembre del 1966, il Corpo Militare apportò il suo contributo subendo anche ingenti danni e perdite di materiali e mezzi.
Nel terremoto del Belice del 1968 i militari della C.R.I. hanno operato con un gruppo di ospedali attendati, di cui uno trasferito in poche ore per via aerea in zona di impiego.
Questi ultimi due interventi valsero alla Croce Rossa la concessione della Medaglia d'Oro al Merito Civile, in data 14 marzo 1972.
Nel 1976 il Friuli fu funestato da un terremoto e il Corpo è stato impiegato a fondo ed estesamente nelle operazioni di soccorso e di assistenza protrattasi a lungo per la ricostruzione. In merito a ciò è stata conferita la Medaglia d'Argento al Merito Civile, concessa il 13 giugno 1977.
In occasione del sisma che ha colpito la Campania e la Basilicata nel novembre 1980, il Corpo è stato in prima linea per le immediate operazioni di soccorso con l'invio di nuclei militari che operavano con formazioni di primo impiego. Nella seconda fase di assistenza i militari C.R.I. hanno creato una rete di supporti organizzativi e logistici costituendo unità, centri e depositi operanti sino al 1983.
Analogo tempestivo intervento è stato svolto per il terremoto che nel maggio 1984 ha colpito vaste zone dell'Abruzzo e del basso Lazio. In tale occasione per la prima volta il Corpo ha impiegato a fianco dei reparti dell'Esercito, attivati dal Comando Regione Militare Centrale, l'autodrappello di primo intervento del Reparto Soccorso Mobile, di nuova costituzione. Il Reparto, partito su allarme nella nottata iniziale del sisma, ha operato nelle zone tra Opi, Alfedena, Barrea e Pescasseroli.
L'alluvione che ha colpito la Valtellina, nel luglio 1987, ha visto il Corpo intervenire tempestivamente con l'invio di personale specializzato al seguito di due nuclei di potabilizzatori.
Anche all'estero i militari della C.R.I. sono intervenuti, nel 1988, quando un terremoto colpì le terre russe dell'Armenia, (ricompensati con la Medaglia d'Oro per i Benemeriti del terremoto in Armenia) ed in seguito alla sciagure aeree nelle isole Azzorre ed a Cuba.
Nel 1994 furono inviate varie unità di soccorso per l'alluvione che interessò le regioni dell'Italia Nord Ovest.
Il Corpo Militare è stato in prima linea nel corso del violento terremoto che colpì nel 1996 l'Umbria e le Marche con il 1° posto medico avanzato, allocato a ridosso dell'ospedale di Camerino, che risultava gravemente danneggiato, e con 73° nucleo chirurgico shelterizzato, spiegato a Foligno, mentre sezioni di radiologia furono dislocate ad Assisi e postazioni sanitarie di pronto soccorso furono spiegate sul territorio per garantire soccorso e risposta alle necessità della popolazione locale.
In seguito all'evento sismico nel Molise del 2002 ilCorpo Militare è stato impegnato nelle varie fasi di soccorso con l'allertamento del 3° posto medico avanzato. Contemporaneamente, nella Sicilia orientale a seguito dei disastrosi effetti prodotti dalla emissione di lava e di polveri vulcaniche prodotte in seguito all'eruzione dell'Etna, che colpì la provincia di Catania, fu schierato il 1° posto medico avanzato rinforzato per garantire assistenza sanitaria alle popolazioni delle cittadine a ridosso del vulcano.
Gli ultimi interventi in ordine di tempo hanno visto il personale del Corpo Militare C.R.I. impegnato all'estero, nello scenario del sud est asiatico, esattamente nello Sri Lanka nel 2005, in favore delle popolazioni colpite dallo tsunami e nell'ottobre dello stesso anno nel Pakistan, colpito da un violento terremoto, a sostegno del Dipartimento della Protezione Civile.

La concessione della Bandiera Nazionale

Il 28 ottobre 1986 l'allora Ministro della Difesa, Senatore Giovanni Spadolini, consegnava a nome del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, la Bandiera concessa al Corpo Militare della C.R.I. con legge 25 giugno1985, n. 342, in sostituzione del glorioso Labaro.
La solenne cerimonia svoltasi presso la Scuola dell'Arma del Genio, alla Cecchignola di Roma, ha visto presenti il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Riccardo Bisognero, il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Gen. Luigi Poli, il Capo di Gabinetto della Difesa, Gen. Piero Giannattasio, il Direttore Generale della Sanità Militare, Amm. Renato Pons, oltre a numerosissimi parlamentari ed altissime autorità civili, militari e religiose.
Nell'occasione il Ministro della Difesa, Sen. Giovanni Spadolini, interveniva anche in veste di alto "offerente" del nuovo Vessillo, la cui madrina era l'Infermiera Volontaria C.R.I. Giovanna Maria Fagnoni Spadolini, consorte di Luigi Spadolini, fratello del Ministro stesso, entrambi figli del Capitano C.R.I. Prof. Guido Spadolini, eroicamente caduto nel corso dell'ultimo conflitto mondiale mentre accorreva a prestare soccorso ai feriti, durante un pesante bombardamento aereo su Firenze, insignito "alla memoria" con la Medaglia d'Oro al Merito della Croce Rossa Italiana.

(* Maggiore, referente per la Comunicazione del Corpo militare C.R.I.)

FOTO: Autovettura CRI uso militare modello Fiat 15 bis, adoperata nel 1912 nella Campagna di Libia a Zanzur. Cilibdrata 4.398 cc e velocità massima 50 km/h. Versioni Ambulanza, Autofficina, Autofotoelettriche e Autopompa


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