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Del seguente articolo:

nov. 2019 - mar. 2020/2019 - Articoli vari
Informazione redazionale
Difendersi da un attacco terroristico
Intervista a Carlo Biffani

I segnali dell’interesse dei terroristi verso l’Italia, seppur non pubblicizzati al pari delle canzoni di Sanremo, sono visibili e tangibili. Non solo gli accenni sull’Italia nei proclami dei terroristi ex Isis ma segnali che allarmano l’intelligence e gli addetti ai lavori.
Se le nostre forze di sicurezza siano o meno preparate ad affrontare un attacco terroristico non è dato saperlo, lo speriamo ma ce ne accorgeremo ad attacco avvenuto. Sulla nostra preparazione personale, rispetto a un attacco terroristico, siamo piuttosto certi: è piuttosto scarsa. A darci una mano ci ho pensato, per primo in Europa, proprio un italiano, Carlo Biffani, fondatore e direttore generale di Security Consulting Group, impegnato da oltre 20 anni, a livello nazionale ed internazionale, in attività di Risk Assessement e Risk mitigation, per conto di aziende ed enti, autore del libro “Difendersi da un attacco terroristico” edito da Male edizioni.
Lo incontriamo al margine di un omonimo corso di antiterrorismo, da lui condotto.
Sono esagerazioni fatta per creare allarmismo o esiste davvero un reale pericolo di attacchi terroristici in Italia?
Esiste eccome! E per una serie di fattori prima di tutto il caos libico. C’è da considerare che da Raqqa e Mosul, ad esempio sono spariti nel nulla oltre 10000 combattenti dello sconfitto Daesh. Nessuno sa di preciso dove sono andati, con maggiori probabilità si sono posizionati tra il Mali il Burkina Faso e di là un numero imprecisato è andato in Libia. I porti di arrivo per chi parte dalla Libia sono perlopiù in Italia.
Va bene, però attentati in Italia non ne hanno mai fatti...
Vero, ma ci sono evidenze anche processuali che ci hanno provato è piuttosto seriamente. Daesh ha perso la capacità militare simmetrica non certo la capacità e soprattutto la volontà di portare attacchi asimmetrici.
Dobbiamo aver paura dei terroristi?
In termini generali non dobbiamo temere tanto i terroristi, quanto la nostra incapacità ad affrontarli.
Ma come può l’uomo della strada fare la differenza in un attacco terroristico?
Sicuramente cavandosela, cioè non morendo. La storia degli attacchi terroristici in Europa è piena di persone comuni che, in qualche modo, hanno reagito e sono sopravvissute ed altre che non lo hanno fatto e sono morte. Esistono poche, semplici, attenzioni che possono salvarci la vita, in caso di un attentato terroristico e sono quelle che descrivo il mio libro e nei miei corsi.


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